sabato 10 marzo 2012

<°>IL CODICE DI ARUNDEL 404<°> - *IL VANGELO ARABO DELL'INFANZIA* -


IL CODICE DI ARUNDEL 404 e IL VANGELO ARABO DELL'INFANZIA, Tramite= https://www.google.it/search?source=ig&hl=it&rlz=&=&q=IL+CODICE+ARUNDEL+404&oq=IL+CODICE+ARUNDEL+404&aq=f&aqi=&aql=&gs_sm=3&gs_upl=22064l39271l0l42441l21l18l0l10l10l0l1978l3620l0.1.1.2.0.1.8-1l6l0

<°> G I G L I  B I A N C H I <°>

 

IL CODICE DI ARUNDEL 404

I genitori di Maria

A1 - Nella terra di Gerusalemme ci fu un uomo molto ricco, di nome Gioacchino, della tribù di Giuda, della stirpe di Davide.
Costui temeva il Signore con semplicità e pascolava le sue pecore.
Di altro non ci curava, se non di amministrare il frutto dei suoi greggi nel timore di Dio.
Nel timore di Dio e nella dottrina, i suoi doni li offriva doppi, dicendo in cuor suo: "Quanto per me è abbondante lo si deve dare a tutta la plebe della terra.
Ciò che vi è di più grande e di meglio tra le primizie della mia abbondanza costituirà una oblazione al Signore.
Anzi tutto affinché il Signore mi sia propizio".

A2 - Di ogni cosa faceva tre parti: una parte la dava alle vedove, agli orfani, ai pellegrini e ai poveri; l'altra parte ai timorati di Dio; la terza parte poi la teneva per sé e per tutta la sua casa.
Comportandosi egli così, Dio moltiplicò i suoi greggi e la sua ricchezza, sia negli agnelli e capretti, che nelle lane e in tutte le cose sue, tanto che nel popolo di Israele non v'era alcuno che lo uguagliasse.
Egli aveva cominciato a comportarsi così quando aveva quindici anni.
All'età di vent'anni prese in moglie Anna, figlia di Issacar, della tribù di Giuda. Convisse con lei vent'anni, ma non ebbe figli.

A3 - Si avvicinava il grande giorno del Signore, la Pasqua, e ogni figlio di Israele offriva i suoi doni.
E mentre Gioacchino stava preparando i suoi doni davanti al Signore, gli si avvicinò uno scriba del tempio, di nome Ruben, e gli disse: "A te non è lecito offrire i tuoi doni con i sacrifici di Dio, giacché Dio non ti ha benedetto dandoti una discendenza in Israele".

Gioacchino con i pastori

A4 - Molto addolorato e svergognato davanti al popolo, si allontanò dal tempio piangendo, e non ritornò a casa sua.
Ricordatosi del patriarca Abramo che nella sua vecchiaia ebbe da Dio il figlio Isacco, non si fece più vedere da sua moglie, bensì si recò segretamente dai suoi greggi e pose la sua tenda tra i monti per il lungo spazio di cinque mesi, pensando: "Non discenderò di qui n‚ per cibo n‚ per bevanda fino a quando non mi abbia visitato il Signore mio Dio.
La mia preghiera mi servirà da cibo e le mie lacrime da bevanda".

[A5] Alzando il suo lamento, sua moglie Anna piangeva, dicendo: "Piangerò la mia vedovanza, piangerò anche la mia sterilità, essendo senza figli".
Mentre pregava, diceva: "Signore Dio, non mi hai dato figli, e perché mi hai tu preso anche mio marito, e non so dove cercarlo. Se io lo sapessi morto, gli darei almeno sepoltura".

[A6] E piangendo dirottamente, discese nel giardino di casa sua.
Mentre camminava, alzò gli occhi al cielo e pregava il Signore, dicendo: "Signore Dio dei miei padri, ascolta la mia preghiera e benedicimi come hai benedetto la vulva di Sara dandole il figlio Isacco.
Guarda così la tua ancella!".
Così dicendo, si voltò verso il cielo e vide un nido di passeri su di un albero di alloro; e alla vista della loro madre, si riempì di lacrime e gemette acerbamente esclamando verso il Signore: "Ahi me, Signore, quale madre mi ha generato?
O qual ventre mi ha portato?
Mi dolgo infatti di essere nata per essere oggetto di maledizione e di improperio per i figli di Israele.
Mi hanno disprezzata e mi hanno scacciata via dal tempio del Signore, mio Dio.
Ahi me, a chi sono stata io assimilata?
Non ho potuto essere paragonata agli uccelli del cielo.
Poiché anche i volatili del cielo hanno figli e, davanti a te, ti benedicono sempre con le loro voci.
Ahi me, a chi sono stata io paragonata? Alle bestie della terra?
Ma anche queste si moltiplicano e sono davanti al tuo cospetto e ti benedicono, Signore.
Ahi me, a chi sono resa simile?
Alle acque del mare o ai fiumi della terra?
Ma anche le acque hanno tutte un frutto in se stesse e si moltiplicano al tuo cospetto e le loro proli ti benedicono sempre, Signore.
Ahi me, a chi sono resa simile? A questa terra?
Ma anche la terra dà vita al suo germoglio, gli alberi fruttiferi che si succedono secondo le stagioni ed esultano al suo cospetto, mentre la terra ti glorifica, Signore.
Avendo tu fatto così tutte queste cose nella tua sapienza, ricordati infine che all'inizio, per creare e rinnovare la massa del genere umano, hai benedetto i padri e li hai preposti a tutto questo".

[A7] E alzò nuovamente la voce piangendo, e disse: "Signore, Dio onnipotente, tu hai dato prole a tutte le tue creature, alle fiere, agli animali domestici, ai rettili, ai pesci e agli uccelli, e tutte gioiscono dei loro figli, soltanto me tu escludi dai doni della tua benevolenza.
Ma a te, Signore, sono possibili tutte le cose. Spetta a te essermi propizio: tu, Signore, sai che fin dall'inizio della mia unione ho fatto voto che, qualora tu mi avessi dato un figlio o una figlia, io l'avrei offerto a te, nel tuo tempio santo".

[A8] E mentre parlava così, apparve improvvisamente davanti al suo viso un angelo del Signore che le disse: "Anna, non temere, il Signore ha esaudito la tua preghiera e ha annuito alla tua domanda; è infatti intenzione di Dio che la tua discendenza e ciò che da te nascerà costituisca l'ammirazione di tutti i secoli, e la tua discendenza sarà celebrata in tutta la terra fino alla fine".
Mentre così diceva sparì dai suoi occhi.

[A9] Ma lei temendo per aver visto un tale prodigio, entrò nella sua camera e si gettò, quasi morta, sul suo lettuccio.
Atterrita da immensa paura, rimase tutto il giorno e la notte in preghiera piena di timore.
Dopo ciò, chiamò a sé la sua domestica Iutin, e le disse: "Mi hai visto vedova e con l'anima in estremo travaglio, e tu non hai voluto venire da me".
Allora lei rispose, mormorando: "Se Dio ti ha chiuso l'utero e ha sottratto da te il tuo marito, io che ti posso fare?".
All'udire ciò, Anna piangeva ancora di più.

L'apparizione di un angelo

[A10] Nello stesso tempo, tra i monti dove Gioacchino pascolava i suoi greggi, apparve un giovane e gli disse: "Perché non ritorni da tua moglie?".
Gioacchino rispose: "L'ho avuta per venti anni.
Ora, siccome Dio non volle darmi da lei dei figli, pieno di vergogna me ne sono uscito dal tempio di Dio.
Perché ritornare da lei?
Una volta scacciato, me ne resterò qui con le mie pecore fino a quando Dio vorrà che io viva.
Per mano dei miei ragazzi, restituirò la loro parte ai poveri, alle vedove, agli orfani e agli adoratori di Dio".
Quel giovane gli rispose: "Io sono un angelo di Dio, oggi sono apparso a tua moglie piangente e orante, e l'ho consolata.
Sappi dunque che essa, dal tuo seme, ha concepito una figlia.
Questa sarà tempio di Dio, su di lei riposerà lo Spirito santo, e la sua beatitudine, superiore a quella di tutte le altre sante donne, sarà di tal genere e così grande quale non fu mai alcuna altra prima di lei.
Ma anche dopo di lei, nessuna le assomiglierà, sicché nessuno potrà dire che vi fu una come lei.

[A11] Discendi dunque dai monti e ritorna da tua moglie; la troverai incinta.
Dio, infatti, ha risvegliato il seme in lei e l'ha fatta madre di una benedizione eterna".

[A12] Gioacchino adorò e disse: "Benedetto il Signore Dio, che non abbandonò i suoi servi, ma difenderà ogni suo servo nelle difficoltà e nelle afflizioni, e proteggerà coloro che sperano in lui".
E, colmo di gioia, disse all'angelo: "Se ho trovato grazia al tuo cospetto, entra un poco nella tenda, siediti e benedici il tuo servo".
E l'angelo a lui: "Non dire "servo", ma conservo.
Tutti e due siamo, infatti, servi di un unico Signore.
Non prendo il cibo al quale mi inviti, poiché il mio cibo e la mia bevanda sono invisibili, non possono essere visti da alcun mortale.
Non voglio dunque questo e non pregarmi di entrare nella tua tenda.
Quanto tu volevi darmi, offrilo in olocausto al Signore".
Gioacchino, allora, preso un agnello immacolato, disse all'angelo: "Io non avrei presunto questo, se il tuo comando non mi avesse conferito il potere sacerdotale di offrire".
E l'angelo a lui: "N‚ io ti inviterei a offrire se non conoscessi, in questo, la volontà di Dio".
E avvenne che mentre egli offriva il sacrificio al Signore, l'angelo andò in cielo con il soavissimo odore del sacrificio, come trasformato in fumo.

[A13] Allora Gioacchino cadde faccia a terra e vi rimase dall'ora sesta del giorno fino al vespero.
Giunti i ragazzi e i mercenari, ignari di quanto era accaduto, ebbero paura: pensavano che si volesse uccidere e a stento riuscirono a alzarlo.
Avendo poi narrato loro quanto aveva visto, furono presi da stupore grande e ammirazione e lo esortarono affinché, senza indugio, obbedisse al comando dell'angelo e ritornasse presto da sua moglie.
Avvenne così che, mentre Gioacchino si accingeva a pensare al ritorno e su questo discuteva in cuor suo, fu preso da un sopore: allora quell'uomo che gli era apparso quand'era sveglio, gli apparve in sogno, per dirgli: "Io sono l'angelo che Dio ti ha dato come custode.
Discendi tranquillo e ritorna da Anna, poiché (le opere) di misericordia fatte da te e da tua moglie sono state presentate al cospetto dell'Altissimo, e vi è stata concessa una discendenza tale, quale dall'inizio non ebbero mai n‚ i profeti n‚ i giusti".
Risvegliatosi, chiamò tutti i suoi gregari e manifestò loro il sogno.
Essi adorarono il Signore e gli dissero: "Guardati dal sottovalutare l'angelo di Dio.
Alzati e partiamo, andiamo lentamente mentre pascoliamo".

[A13a] Chiamati, dunque, i suoi pastori, disse loro: "Portatemi dieci agnelli immacolati che offrirò a Dio".
Chiamati i pastori dei buoi, disse: "Portatemi dodici vitelli saginati, dal ventre immacolato; questi saranno per i sacerdoti e per i servi al servizio del Signore".
Chiamò anche i pastori delle capre, e disse loro: "Anche voi portatemi cento capretti.
Questi saranno per un festino in favore di tutto il popolo".
Chiamato a sé il capo dei pastori, gli disse: "Portami anche il capro immacolato delle mie pecore sul quale vi è il carattere, cioè il segno.
Lungo il cammino, questo sarà il capo dei miei greggi e la guida di tutte le pecore; e portami il vitello primo, particolare e immacolato.
Questo sarà una oblazione al Dio Altissimo".
I pastori condussero i diversi capi di bestiame e l'ariete era alla guida di tutto il bestiame e i pastori le seguivano.

[A14] Dopo avere camminato per trenta giorni, l'angelo del Signore apparve a Anna che perseverava nella preghiera, e le disse: "Anna, vai alla porta detta "aurea" ad incontrare tuo marito giacché oggi viene da te con i suoi greggi".
Allora Anna, con le sue ancelle, andò in fretta e si pose a pregare e a piangere alla stessa porta in lunga attesa.
Quando già stava venendo meno, alzò gli occhi e vide Gioacchino che veniva con il suo bestiame.
Allora corse e gli si appese al collo e, ringraziando il Signore, lo baciò e disse tra le lacrime: "Ora so con certezza che il Signore mi ha benedetto e ha tolto da me la maledizione degli uomini.
Ecco, infatti, io ero vedova e ora non sono più vedova.
Io che ero sterile, ecco che ho concepito".
E Gioacchino ringraziò l'Altissimo.
Vi fu una grande gioia tra tutti i loro amici e parenti, tanto che tutta la terra di Israele si rallegrò a questa notizia.

[A15] Gioacchino entrò dunque in casa sua e, nel primo giorno, si riposò.
Il giorno dopo, prese le sue offerte, e andò al tempio del Signore pensando tra sé: "Se il Signore mi è propizio, lo manifesterà al sacerdote, il Signore darà un segno e me lo farà conoscere".
Offrì, dunque, le sue offerte e osservava la bocca del sacerdote.
Salirono sull'altare di Dio e il sacerdote non trovò in lui alcun peccato.
Gioacchino disse allora: "Ora so che il Signore, mio Dio, mi è propizio e ha perdonato ogni mio peccato".
Dal tempio del Signore discese così giustificato a casa sua.

La nascita di Maria

[A16] Terminati che furono i nove mesi del concepimento, Anna generò una figlia e, passati sette giorni, lavò la solennità più del suo parto, offrì alla bambina abbondanza di latte, invitò a casa sua tutta la moltitudine dei sacerdoti, tutti gli inservienti dell'altare del Signore, e tutti i maggiorenti di Israele per l'imposizione del nome alla bambina.
Gioacchino poi supplicò l'Altissimo dicendo: "Signore, Dio dei nostri padri, tu che hai tolto da me la maledizione degli uomini, che assisti i disprezzati e ascolti il muggito del peccatore, in questo giorno dà tu il nome alla bambina".
Tutti si appressarono al banchetto.
Ed ecco che improvvisamente, mentre stavano mangiando, si udì dal cielo una voce, che diceva: "Gioacchino, Gioacchino, dal Signore, Dio altissimo, "Maria" è stato il nome indicato per questa bambina".
Tutta la folla presente ne rimase stupita e, a una sola voce, tutti risposero: "Amen".
Terminata la festa si allontanarono con gioia ringraziando Dio.

La bambina cresceva

[A16a] Giunta all'età di sei mesi, sua madre la pose in terra per vedere se poteva reggersi in piedi.
Rimase in piedi, fece sette passi e ritornò sul petto di sua madre.
Allora Anna la sollevò da terra, dicendo: "Viva il Signore, Dio mio!
Non camminerai sulla terra fino a quando ti condurrò nel tempio del Signore".
Anna poi santificò la sua casa, allontanò da essa ogni cosa contaminata e impura; chiamò a sé delle figlie immacolate di Ebrei per assisterla.

[A16b] E giunse il primo anno della bambina.
Gioacchino e la sua madre festeggiarono il compleanno con magnificenza: anche in questo giorno invitarono tutti i principi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani del popolo.
Gioacchino offrì la bambina ai sacerdoti i quali la benedissero, dicendo: "Dio dei nostri padri, benedici questa fanciulla come già le desti un nome che sarà celebrato in eterno.
Benedicila con l'ultimissima e suprema benedizione, quella che non ebbe alcun precedente n‚ più avrà eguale in tutte le nazioni".
E tutti risposero: "Amen!".
Sua madre poi la prese, le diede la mammella e, mentre la teneva così, innalzò questo cantico al Signore, dicendo: "Ora canterò al Signore mio Dio un cantico santo, poiché mi ha visitato e ha tolto da me l'improperio di tutti i miei nemici.
Giacché il Signore mi ha dato la singolare e abbondantissima unità della sua ricchezza al suo cospetto.
Chi ha annunziato a Ruben e ai figli di Israele che Anna allatta?
Udite, udite, dodici tribù di tutta la terra, ammirate e lodate il Signore Dio che ha avuto misericordia di me e mi ha visitato, ed io ho generato e allattato mia figlia e il mio latte è abbondante: io che ero senza figli sono divenuta madre.
Questa figlia che mi è nata ha superato il numero di migliaia di mille".
La pose nel santuario di casa sua e poi esultante di gioia uscì fuori e, piena di gloria, serviva i sacerdoti e tutto il popolo.
Terminata la cena, tutti se ne andarono a casa loro ringraziando il Dio di Israele.
Mentre i sacerdoti e tutti coloro che temono Dio andarono nel tempio del Signore Dio.

Maria nel tempio

[A17] Intanto, ogni mese cresceva l'età della fanciulla e la sua salute era buona.

[A18] Quando giunse all'età di due anni, Gioacchino disse a Anna: "Mettiamo questa fanciulla nel tempio del Signore adempiendo così il voto che abbiamo fatto al Signore, affinché non capiti che il Signore mandi a noi e il nostro dono non sia gradito".
Anna gli rispose: "Aspettiamo ancora un anno.
Raggiunta l'età di tre anni, la porremo nel tempio del Signore, affinché non cerchi il padre e la madre".
Allora questo era un uso tra i figli di Israele.
E non senza difficoltà gli Ebrei osservavano anche questo in riferimento al Salvatore, come era d'altronde di tutto ciò che riguardava il suo mistero.
Gioacchino rispose a Anna: "Amen, sia così".
Giunse il terzo anno della bambina, e Anna svezzò sua figlia Maria.
Gioacchino disse: "Chiamiamo delle figlie ebree che siano pure, ognuna prenda una fiaccola accesa, e faccia luce davanti alla fanciulla, affinché sia attratta dalla luce delle fiaccole e non si volti indietro, e così non venga meno il suo animo nel tempio del Signore".

[A19] E così fecero.
Gioacchino andò con sua moglie Anna al tempio del Signore e, offrendo sacrifici al Signore, lasciarono la loro bimbetta Maria.

[A20] Prendendola dalle mani della madre, il sacerdote la baciò e la benedisse, dicendo: "Ti benedica il Signore Dio e renda grande il tuo nome in tutte le nazioni.
Negli ultimi giorni egli manifesterà su di te la sua salvezza ai figli di Israele".
E la pose sul terzo gradino dell'altare del Signore.

[A21] Il Signore le infuse la sua grazia sicché salì i quindici gradini senza neppure voltarsi indietro n‚ cercare i genitori, come sogliono fare i bambini.
Per questo furono presi tutti da stupore e i pontefici del tempio erano pieni di ammirazione.

[A22] Allora Anna, ripiena di Spirito santo, esclamò davanti a tutti: "Il Signore Dio degli eserciti si è ricordato della sua santa parola e ha visitato il suo popolo con la sua visita santa per umiliare le genti che si ergevano contro di noi, e rivolgere a sé il cuore di tutti.
Aprì le sue orecchie alle nostre preghiere e allontanò da noi gli insulti dei nostri nemici.
Una donna sterile è diventata madre, e generò in Israele l'esultanza e la gioia.
Ecco che ora potrò offrire doni al Signore e i miei nemici non me lo potranno proibire.
Il suo Dio li ha infatti allontanati da me e mi ha dato un gaudio sempiterno".

[A23] Affidarono allora Maria alla dimora comune delle Vergini che restano giorno e notte a lodare Dio;

[A24] e lei suscitava ammirazione per il fatto che, pur avendo solo tre anni, camminava con un passo così maturo, parlava in modo così corretto e era così assidua nelle lodi a Dio che la si sarebbe creduta non una bimbetta, ma una persona grande.
Nelle preghiere era perseverante quasi fossero trent'anni che era nel tempio del Signore; meditava come una colomba e riceveva il cibo dalla mano di un+ angelo.
La sua faccia risplendeva improvvisamente, sicché difficilmente qualcuno poteva mirare il suo volto.
Era così perseverante nella tessitura che, nella sua tenera età, eseguiva quanto non riuscivano a fare le donne.
Si era imposta questa regola: dalla prima ora del giorno fino alla terza perseverava nella lettura e nella preghiera; dalla terza fino alla nona si dedicava al lavoro della tessitura; dall'ora nona in poi seguitava la preghiera fino a quando non le appariva l'angelo del Signore dalla cui mano prendeva il cibo.
Proseguiva di meglio in meglio nella lode a Dio e progrediva nel suo amore.
Vedendo poi le vergini più anziane di lei che lodavano Dio, era spinta da un ardente anelito di bontà e faceva in modo di essere più pronta nelle vigilie, più profonda nella conoscenza della Legge di Dio, più devota nell'umiltà, più elegante nei carmi davidici, più generosa nella carità, più pura nella purezza, più perfetta in ogni virtù.
Era costante e decisa a progredire ogni giorno verso il meglio.
Nessuno l'aveva mai vista adirata, nessuno l'aveva mai udita maledire.
Ogni suo dire era così pieno di grazia e da esso appariva che sulla sua bocca c'era sempre Dio.
Perseverante nella preghiera e nello studio della Legge di Dio, era attenta affinché nessuna della sue compagne mancasse anche soltanto in una parola, affinché nessuna alzasse la voce ridendo o si dimostrasse ingiuriosa o superba verso le sue pari.
Benediceva Dio senza posa, e per non essere distolta dalla lode divina anche quando era soltanto salutata, lei rispondeva al saluto con un "Dio sia lodato!".
E' da lei che iniziò, per la prima volta, l'uso invalso in seguito tra gli uomini santi di salutarsi con "Dio sia lodato".
Con il cibo che riceveva ogni giorno dalla mano dell'angelo saziava esclusivamente se stessa; dava invece ai poveri quanto riceveva dai pontefici del tempio.
Frequentemente si vedevano angeli parlare con lei e le obbedivano come i suoi carissimi alla carissima.
Se qualche malato, anelante alla sanità, la toccava, nello stesso istante ricuperava la salute.

[A25] Allora uno dei pontefici di nome Abiatar offrì ai pontefici una infinita ricchezza per poterla dare in moglie a suo figlio.
Maria però allontanava ciò da sé, dicendo: "Non può essere che io conosca un uomo o che un uomo conosca me".
Ma i pontefici e i suoi parenti dicevano: "Dio è venerato nei figli, e onorato nei posteri come è sempre stato nel popolo di Dio, Israele".
Maria, al contrario, rispondeva loro: "Dio si rivela e è adorato anzitutto con la castità.
Infatti, nessun uomo fu giusto prima di Abele, e con la sua oblazione piacque a Dio, suscitò invidia e fu ucciso crudelmente da colui che invece dispiacque.
Ricevette così da Dio due corone, una per l'oblazione, l'altra per la verginità essendo vissuto nell'innocenza e non avendo mai ammesso nella sua persona alcuna contaminazione.
Anche Elia fu assunto perché, quando il suo corpo era quaggiù, serbò sempre vergine la sua persona.
Anche nel tempio di Dio fin dalla mia infanzia ho imparato che la verginità può essere molto gradita a Dio.

Perciò, in cuor mio, ho deciso di non conoscere assolutamente alcun uomo".

[A26] Quando ella raggiunse l'età di quattordici anni, i sacerdoti tennero un consiglio, dicendo: "Ecco che Maria ha raggiunto i quattordici anni.
Ormai, a motivo dell'abitudine muliebre, non può più restare nel tempio.
Che facciamo di lei, affinché non le capiti di contaminare il tempio del Signore nostro?".
Zaccaria rispose: "Il Signore avrà cura di lei".
Ma gli risposero: "Tu presto, ti avvicinerai all'altare del Signore.
Entra dunque nel santuario di Dio e prega per lei: faremo quello che ti sarà rivelato dal Signore".

Maria affidata a Giuseppe

[A27] Presa questa decisione, un banditore fu mandato a tutte le tribù di Israele affinché, dopo tre giorni, si radunassero tutti nel tempio del Signore.
Quando il popolo fu tutto radunato, si alzò il pontefice Issacar e salì sui gradini più alti per potere essere udito e visto da tutto il popolo.
E, fattosi un grande silenzio, disse: "Ascoltatemi, figli di Israele, odano le vostre orecchie le mie parole.
Dopo che questo tempio fu edificato da Salomone, vi furono figlie di re e di profeti, di sacerdoti e di pontefici; furono grandi e ammirevoli e, giunte all'età legittima, presero marito, seguirono la condotta dei loro predecessori e piacquero al Signore.
Solamente Maria ha trovato una nuova linea di condotta promettendo a Dio di mantenersi vergine.
Mi pare dunque che con la nostra domanda si abbia a conoscere da Dio a chi si debba affidarla in custodia.

[A27a] Così fece Davide quando era in dubbio, allorché fece prendere l'efod, interrogò Dio, e venne a conoscenza della vittoria.
E' necessario che anche noi facciamo così e godremo per avere compiaciuto il Dio dei nostri padri".
Questo parlare piacque a tutta l'assemblea.
Dai sacerdoti fu gettata la sorte sulle dodici tribù.

[A28] Zaccaria entrò allora nel santuario di Dio con i dodici campanelli e la veste sacerdotale, e offrì a Dio un sacrificio.
Mentre stava pregando, apparve un angelo del Signore e gli disse: "Raduna tutti gli uomini vedovi della tribù di Giuda, ognuno porti il suo bastone, e la affiderai a quello sul quale il Signore manifesterà un segno".
Furono allora avvertiti tutti quelli della tribù di Giuda affinché, il giorno seguente, coloro che erano senza moglie, venissero portando in mano il proprio bastone.
Avvenne così che Giuseppe, gettata l'ascia di mano, prese il bastone e, lui vecchio, partì con persone più giovani.
Tutti si radunarono presso il sacerdote ognuno con il bastone e glielo porsero.
Il sacerdote li prese e entrò nel santuario a interrogare il Signore: offrì un sacrificio e pregò.
Terminata la preghiera, l'angelo del Signore gli disse: "Introduci tutti i bastoni nel santo dei santi, e restino là fino al mattino.
Ordina loro che domattina vengano da te a riprendere i bastoni.
Quando ognuno avrà ricevuto il suo bastone, dalla cima di un bastone uscirà una colomba e volerà in cielo.
Affiderai la custodia di Maria a colui in mano del quale il bastone restituito darà questo segno".
Il giorno seguente tutti vennero più presto di quanto era stato detto loro.
Il pontefice, entrato nel santo dei santi, offrì l'oblazione dell'incenso, prese con le sue mani i bastoni per distribuirli, tralasciando quello di Giuseppe: ed egli, avvilito, se ne uscì fuori.
Portati fuori i bastoni, a ognuno dava il suo: ma in essi non v'era alcun segno, non essendo uscita la colomba da alcun bastone.
Allora il pontefice Abiatar indossò i dodici campanelli sacerdotali, entrò nel santo dei santi, accese un sacrificio, e ripet‚ la preghiera.
Mentre pregava sopraggiunse un angelo del Signore e gli disse: "Quel bastoncino corto che hai abbandonato qui senza tenerne alcun conto e non hai portato fuori con gli altri, proprio quello non appena tu l'avrai portato fuori e restituito dimostrerà il segno di cui ti ho parlato".
Questo era il bastone di Giuseppe.
Il sacerdote l'aveva tralasciato perché lo trascurava a motivo dell'abito modesto e, essendo egli vecchio, quasi che non potesse riceverla, n‚ richiederla.
Standosene egli ultimo e umile, il pontefice Abiatar gli gridò a gran voce: "Su, vieni Giuseppe, a prendere il tuo bastone poiché tu sei destinato alla gloria dell'incorruttibilità perenne".
All'udire, si stupì delle parole del sacerdote che ormai non dissimulava più nulla.
Ultimo di tutti, Giuseppe si avvicinò, prese il suo bastone e apparve il segno: ecco, una colomba bellissima più candida della neve uscì dal bastone di Giuseppe e si pose sul suo capo.
Poi, dopo avere svolazzato a lungo sulla cornice del tempio, si diresse in cielo.
Allora tutto il popolo si rallegrava con il vecchio, dicendo: "Nella tua vecchiaia sei stato felice, avendoti Dio reso idoneo a ricevere Maria".

[A29] Quando i sacerdoti gli dissero: "Prendila, poiché in tutta la tua tribù tu solo sei stato scelto" egli prese a adorare e a supplicarli con vergogna, dicendo: "Io sono vecchio e ho figli.
Perché affidare a me questa fanciulla che è più giovane dei miei nipoti?
Non la prenderò, per non essere deriso dai figli di Israele".
Allora gli disse il pontefice Abiatar: "Temi il Signore, tuo Dio, Giuseppe, e ricorda quanto fece a Datan e a Abiram, all'Oreb, come cioè si sia spalancata la terra e li abbia inghiottiti a causa della loro disobbedienza, avendo essi vilipeso la volontà del Signore. Che non capiti così anche a te, qualora tu vilipenda questo che Dio ti ordina".
Rispose Giuseppe: "Io non vilipendo di certo la volontà di Dio, ma sarò suo custode fino a tanto che la volontà di Dio farà conoscere quale dei miei figli la debba prendere in moglie.
Le siano date, nel mentre, alcune delle sue compagne vergini con le quali intrattenersi".
Abiatar rispose: "Le saranno assegnate delle vergini per sua compagnia fino a quando giungerà il giorno stabilito in cui tu la prenderai.
Non potrà, infatti, unirsi in matrimonio con altri".

[A30] Giuseppe prese allora Maria con altre cinque vergini affinché fossero in casa con lei.
Queste erano: Rebecca, Sefora, Susanna, Abietgea e Zachele.
Alle quali fu dato dai pontefici, seta e giacinto, cocco e bisso, porpora e lino.
Il sacerdote le adunò, e disse: "Davanti a me, tirate la sorte affinché io sappia quale di voi terrà il bisso o la seta o il giacinto, la vera porpora e il lino per tessere i veli per il tempio del Signore".
Gettarono dunque le sorti per vedere che cosa doveva fare ogni vergine, e quando si estrasse chi doveva tessere la vera porpora, la sorte cadde su Maria. E partirono.

[A31] Questo fu il tempo nel quale Zaccaria divenne muto, e in sua vece fu fatto sacerdote Simeone fino a quando Zaccaria non parlò.
[A32] E avvenne che quando Maria prese la porpora per tessere il velo del tempio del Signore, quelle vergini le dissero: "Tu ti fai umile e ultima e hai meritato di ottenere la porpora?".
E ripetendo questo e altre cose giunsero fino alle parole motteggiatrici, e presero a chiamarla "regina delle vergini".
Mentre tra loro facevano tali cose, in mezzo a esse apparve improvvisamente un angelo, che disse: "Queste parole non sono state dette per motteggiare, ma sono verissime parole profetiche di approvazione".
Le vergini ebbero paura dell'aspetto dell'angelo e delle sue parole, e la pregarono di perdonare loro e di pregare per loro.
Maria poi filò quella porpora e la pose linda in casa.

Annunciazione

[A33] Il giorno seguente, presa una brocca, andò a riempirla di acqua.
Mentre se ne stava presso la fontana per riempirla, le apparve un angelo, dicendo: "Salve, Maria! Beata te, perché nella tua mente vi è dimora del Signore preparatagli da te.
Ecco che verrà dal cielo una luce ad abitare in te e, per mezzo tuo, splenderà su tutto il mondo".

Maria incinta

[34]Di nuovo, nel terzo giorno, mentre con le sue dita lavorava la porpora, entrò da lei un giovane di ineffabile bellezza.
Alla sua vista, Maria ebbe paura e tremò.
L'angelo però le disse: "Non temere, Maria, hai infatti trovato la grazia del Signore.
Concepirai e partorirai il re dei re che regnerà nei secoli dei secoli, colui che non solo comanda sulla terra, ma anche nei cieli".
Ciò udendo, Maria prese a pensare tra sé, dicendo: "Non partorirò io come tutte le altre donne?".
Gli domandò allora: "Come accadrà questo, non conoscendo io alcun uomo?".
L'angelo le rispose: "Non partorirai come tu hai pensato, Maria!
Ma lo Spirito santo scenderà su di te, e la forza dell'Altissimo ti adombrerà, perciò il santo che nascerà da te sarà detto Figlio di Dio, e il suo nome sarà Gesù.
Egli salverà, infatti, il suo popolo dai suoi peccati.
Ecco che Elisabetta, tua parente, anche lei, nella sua vecchiaia, concepì un figlio, e questo è il sesto mese di colei che era detta sterile: a Dio, infatti, non è impossibile cosa alcuna".
Maria rispose all'angelo: "Ecco, sono l'ancella del Signore, al suo cospetto.
Si adempia in me la sua volontà secondo la tua parola".
E l'angelo si allontanò da lei.

[A35] Terminata la porpora, la portò al sacerdote.
E il sacerdote la benedisse, dicendo: "O Maria, tu sei benedetta, e il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le nazioni della terra".
Concepì dunque, ma lo ignorava; ed era piena di gioia perché il sacerdote del Signore l'aveva benedetta.

[A36] In quel tempo dunque andò da sua cugina Elisabetta e picchiò alla sua porta.
Quando Elisabetta udì la sua voce lasciò andare ciò che teneva in mano, le corse incontro e la benedisse, dicendo: "Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo ventre.
E donde mi è dato che venga a me la madre del mio Signore?
Non appena è giunta alle mie orecchie la voce del tuo saluto, esultò quello che è concepito nel mio utero".
Udito ciò, Maria si ricordò dei misteri dei quali le aveva parlato l'angelo Gabriele, e rivolta al cielo, esclamò: "Chi sono io, Signore, che tutti mi magnificano?".
E aggiunse: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore.
Poiché ha rivolto gli occhi alla pochezza della sua ancella" (e tutto il resto che segue).
Restò da Elisabetta tre mesi, e di giorno in giorno il suo ventre si ingrossava.
Gonfia se ne ritornò a casa e si celava allo sguardo dei figli di Israele.

[A37] Sei mesi dopo il suo concepimento, mentre capitavano tali cose, Giuseppe ritornò in casa dal suo lavoro; essendo falegname, era stato occupato in Cafarnao marittima e vi era rimasto otto mesi. Trovata Maria incinta,

[A38] tremò tutto e, nell'angoscia, si batteva la faccia, si gettava a terra e piangeva amaramente,

[A39] dicendo: "Prendi, Signore, il mio spirito! Preferisco morire piuttosto che vivere".
E esclamò: "Con che faccia guarderò il Signore? O come lo potrò pregare per questa fanciulla?
L'ho ricevuta vergine dal tempio del Signore, Dio mio, e non l'ho custodita.
Chi avrebbe pensato che mi sarebbe capitata una cosa simile?
Chi è che mi ha insidiato, chi ha osato perpetrare tali cose in casa mia distogliendo dalle vergini la vergine immacolata Maria?
O Signore, il tuo nome è da lodare in tutta la terra! Tu sai, Signore, che io sono innocente del suo sangue".

[A40] Quelle vergini che erano con lei gli risposero: "Noi sappiamo che nessun uomo l'ha mai toccata.
Sappiamo che in lei l'integrità e la verginità sono state custodite con immacolata perseveranza.
Infatti restò sempre in preghiera con Dio.
Ogni giorno riceveva il cibo dalle mani di un angelo.
Come può essere che in lei vi sia un qualche peccato?
Se vuoi che ti manifestiamo il nostro pensiero: nessuno la può aver resa incinta se non un angelo
di Dio". Rispose Giuseppe: "Perché volete che io creda quanto voi mi dite, e cioè che l'abbia ingravidata un angelo di Dio?
E' vero, anche questo può accadere. Ma un angelo di Dio santifica la persona che ingravida, non le rimane corruzione alcuna, nessuna contaminazione, ma è l'espressione della parola divina.
E se qualcuno si fosse finto, in modo credibile, un angelo per ingannarla?".

[A41] Così dicendo pianse e pensò: "Con che coraggio andrò io al tempio di Dio, che dirò ai sacerdoti, con che faccia li potrò guardare?
Si è forse ripetuta in me, o Signore, la storia di Adamo?
Mentre egli era in contemplazione al cospetto del tuo splendore, ringraziandoti, il serpente andò da Eva, la trovò sola, la sedusse, lei trasgredì il comandamento e cadde nella corruzione della morte.
Così è avvenuto anche a me? Che debbo fare?".

[A42] Mentre così parlava in preghiera davanti al Signore, si alzò, chiamò Maria e le disse: "Maria, amata dal Signore, perché hai fatto questo e hai voluto manifestare la debolezza della tua anima davanti ai figli di Israele?
Perché hai fatto questo, tu che sei stata nutrita nel tempio di Dio e fatta crescere nel santo dei santi, tu benedetta dal santo sacerdote dell'Altissimo, da tutti i sacerdoti del Signore e da tutte le tribù di Israele?".
Così dicendo, gemette amaramente, rivolse gli occhi al cielo e disse: "Signore Dio, tu sai donde abbia avuto origine questo fatto".
Maria, allora, piena di lacrime, disse: "Viva il Signore Dio mio, io ignoro donde provenga ciò che ho nell'utero".

[A43] Udito ciò, Giuseppe ebbe timore, stette zitto e prese a riflettere che cosa doveva fare.
Diceva, infatti, tra sé: "Se nasconderò il suo peccato sarò considerato come uno che si oppone alla Legge di Dio, e se lo manifesterò ai figli di Israele, temendo che ciò che è nel suo utero sia opera di un angelo, sarò considerato come uno che offre sangue innocente a un giudizio di morte.
Dunque, che debbo fare?
La manderò indietro di nascosto".

[A44] E mentre pensava di mandarla via, cadde la notte.
Stava ordinando affinché, levatasi, fuggisse di notte.
Ma ecco che proprio in quella notte, in sogno, gli apparve un angelo del Signore, dicendo: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere a proposito di questa fanciulla!
Prendila in moglie, giacché ciò che è in lei viene dallo Spirito santo.
Dal suo utero partorirà un figlio al quale darai nome Gesù.
Egli sarà grande e sarà chiamato figlio dell'Altissimo.
Egli stesso, infatti, salverà il suo popolo dai suoi peccati".

[A45] Alzatosi dal sonno, Giuseppe ringraziò il Dio di Israele di avergli manifestato il suo segreto, parlò con le vergini, narrò a Maria la sua visione e si rallegrò a suo riguardo, dicendo: "Ho peccato, nutrendo un sospetto su di te".

Prova dell'acqua per Maria e Giuseppe

[A46] Avvenne poi che si propagasse la notizia della gravidanza di Maria.
Lo scriba Anna venne in casa di Giuseppe, e gli disse: "Perché mai da così lungo tempo non ti fai vedere nella nostra assemblea?".
Rispose Giuseppe: "Mi sono stancato nel viaggio e mi sono quindi riposato un poco".
E, voltatosi, Anna guardò Maria: la vide incinta, se ne meravigliò e andò a dire al sacerdote: "Sacerdote beatissimo, ascoltatemi".
Gli rispose il sacerdote: "Dì pure, se hai qualcosa da dire".
Anna riprese: "Giuseppe al quale hai reso testimonianza, si è comportato in un modo assai iniquo".
"Che ha commesso?", gli domandò il sacerdote.
Rispose: "Ha violato Maria vergine che aveva preso in custodia dal tempio del Signore, le ha carpito le nozze senza fare sapere nulla ai figli di Israele".
Il sacerdote rispose: "Giuseppe non ha fatto questo.
E' infatti incredibile quanto tu affermi".
Ma Anna ribattè: "Manda dei messi in casa sua, e vedrai che lei è incinta".

[A47] Andarono dunque dei messi in casa di Giuseppe e la trovarono come aveva detto Anna.
La condussero allora al tempio del Signore e la posero davanti al sacerdote, a tutti i maggiorenti e a tutto il popolo della sinagoga affinché fosse giudicata.
Presero anche Giuseppe e lo condussero dal pontefice; costui, con i sacerdoti, lo rimproverò, dicendo: "Perché hai carpito le nozze di una vergine così grande e singolare, che fu nutrita nel tempio dagli angeli come una colomba?
Che mai volle vedere neppure un uomo, che aveva un'ottima conoscenza della Legge del Signore?
Se tu non le avessi usato violenza, essa ancora oggi seguiterebbe a essere vergine".

[A48] Giuseppe imprecava a se stesso giurando di non averla mai toccata.
Rivolto a Maria, il sacerdote le disse: "Perché hai fatto ciò?
Che hai visto per avvilire così l'anima tua?
O Maria, tu che sei stata nutrita nel santuario santissimo, che hai ricevuto il cibo dalla mano di un angelo e hai ascoltato l'inno dei santi, perché hai fatto ciò?".
E versò lacrime a causa di lei, e con lui era tutto il giudizio dei figli di Israele.

[A49] Tutti gli Ebrei miravano alla condanna di Maria.
Ora Maria, mentre stava in giudizio, guardò in cielo, mandò un gemito con lacrime e disse: "Viva il Signore mio Dio, giacché sono pura al suo cospetto, e non ho conosciuto maschio.
Tu sai tutto, Signore Dio mio. Ecco che sto in giudizio.
Aiutami perché tu sei il conoscitore delle cose occulte e dei segreti sapendo ogni cosa prima della generazione umana, tu ricompensi ognuno secondo il suo agire.
Tu sai, Signore, che sono stata condotta in giudizio senza motivo, ma ecco che tutti mi guardano sostenendo la mia condanna.
Guarda dal cielo e vedi la mia pochezza e a chi, senza motivo, mi è contrario, rivela che io non ho commesso nulla di ciò".

[A50] I principi dei sacerdoti dissero a Giuseppe: "Che cos'è ciò che vediamo?
Hai preso una fanciulla vergine da custodire in casa tua, e ecco che è incinta".
Rispose Giuseppe, dicendo: "Viva il Signore Dio, ch'io sono puro a suo riguardo".
Gli disse il sacerdote: "Non invocare il Signore con una bugia; Dio infatti è verace! Dì piuttosto la verità!
Tu hai, invero, carpito le sue nozze senza notificarlo ai figli di Israele, e non hai voluto piegare il tuo capo sotto la mano del Dio onnipotente affinché benedicesse la tua discendenza.
Ora, rendi Maria vergine come l'hai ricevuta dal tempio del Signore Dio".
Udito questo, Giuseppe restò zitto. Celava infatti il segreto che gli era stato svelato da Gabriele, angelo di Dio, e rivolto al cielo rendeva grazie a Dio.

[A51] Gli disse il pontefice Abiatar: "Viva il Signore!
Ora vi farò bere l'acqua della prova del Signore affinché quando bevete si manifesti il vostro peccato".
Diede dunque ordine e portarono dal santuario un'idria data da Mosè ai figli di Israele piena dell'acqua di cui si parla nella Legge del Signore.
Questa è l'acqua che denuncia i peccatori: a chi la assaggia dopo aver mentito, Dio gli farà apparire un segno sulla faccia e un tumore sul femore destro.
Si radunò allora una moltitudine senza numero dei figli di Israele, e anche Maria fu condotta al tempio del Signore.
I sacerdoti, i suoi genitori e i parenti, piangendo, dicevano a Maria: "Confessa ai sacerdoti il tuo peccato, tu che eri come una colomba nel tempio di Dio e ricevevi il cibo dalle mani di un angelo".

[A52] Giuseppe fu dunque chiamato nuovamente all'altare e gli fu data l'acqua della prova.
La bevette sicuro, fece per sette volte il giro dell'altare senza che apparisse in lui alcun segno di peccato.
Allora lo santificarono sacerdoti e ministri, assieme al popolo, dicendo: "Beato te, giacché in te non fu trovato reato alcuno".

[A53] Così, chiamarono Maria e le dissero: "Che scusa puoi addurre?
Se no, qual segno potrà apparire in te maggiore del concepimento apparso nel tuo ventre?
Essendo Giuseppe apparso puro, a te domandiamo soltanto questo: confessa chi è colui che ti ha ingannato.
E' meglio che ciò sia manifestato dalla tua stessa confessione, piuttosto che l'ira di Dio ti tradisca in mezzo al popolo, facendo scaturire un segno sulla tua faccia".

[A54] Maria allora con fermezza e senza paura, disse: "Se in me vi è qualche macchia o qualche peccato, se vi è stata in me qualche concupiscenza, il Signore mi smascheri davanti a tutto il popolo, di modo che io mi possa purificare da tutto, quale esempio di emendamento".
E avvicinatasi all'altare del Signore, prese, sicura, l'acqua della prova, dicendo: "Sicura e allegra mi avvicino a quest'acqua vera".
La bevette, compì i sette giri e non fu trovato in lei n‚ segno n‚ vestigio di peccato.

[A55] Dritta davanti a tutti, si dice che abbia pronunciato queste parole: "Acqua giusta, acqua vera, acqua buona e amabile, che palesi chiaramente i peccatori, mentre liberi da morte gli innocenti, acqua soccorritrice della mia vita, in me sei acqua pura e senza macchia, e bevanda piacevole, ti ringrazio della mia casta verginità e dell'immacolato concepimento.
Acqua perenne, io madre vergine ti benedico, giacché fu riservato a me il segno di Dio, il battesimo di luce".
Detto questo, un improvviso splendore apparve sulla sua faccia, e il suo volto fu così trasformato che i figli di Israele non potevano guardarla.

[A56] Allora tutti i principi e il popolo, vedendo la sua bellezza, restarono ammirati dall'esito del processo, stupirono e guardando il concepimento del suo ventre presero ad agitarsi con discorsi diversi.
Alcuni riferivano questo alla santità, mentre altri l'accusavano di cattiva coscienza.
Maria allora, vedendo che il sospetto del popolo non era stato completamente fugato, con voce alta affinché tutti potessero sentire, disse: "Viva il Signore Dio Adonai degli eserciti in cospetto del quale sto; fin dalla mia fanciullezza io non ho mai conosciuto uomo, nè lo conoscerò, poiché già anteriormente avevo stabilito questo in cuor mio e fin dalla mia infanzia avevo fatto voto al mio Dio di restare in quella integrità nella quale egli mi ha creato; in lui confido per vivere soltanto per lui, per servire soltanto lui senza macchia, fino a quando vivrò".

[A57] Tutti allora baciavano le sue ginocchia e la supplicavano di perdonare i loro maligni sospetti.
Disse dunque il sacerdote a Giuseppe: "Dio ti ha dimostrato giusto, in te infatti è apparsa la giustizia".
Così disse pure a Maria: "L'Altissimo ti ha dimostrata giusta, Maria, e in te si è constatata la verità e la virtù di Dio.
Ora, avendo il Signore, che conosce le cose occulte, manifestato in voi tutta la verità e allontanato da voi un falso crimine, anch'io non vi condanno".

[A58] Tutto il popolo esaltò Maria e i sacerdoti, i principi del popolo e le vergini la condussero, con esultanza e gioia, in casa sua, acclamando e dicendo: "Sia benedetto il nome del Signore poiché ha reso manifesta la sua verità a tutto il popolo di Israele".

Nascita di Gesù

[A59] Uscì in quei giorni un editto di Cesare Augusto affinché ognuno partisse in fretta per il suo paese per il censimento di tutti i beni tanto suoi che della moglie, dei figli, dei servi e delle serve, e per la indicazione dei poderi, degli armenti e del denaro a essi dovuto, e della mobilia della loro casa, e affinché ognuno si iscrivesse nel luogo ove era nato e desse il censo e il tributo.

[A60] Uscito questo ordine in tutta la Giudea sotto il preside della Siria Cirino, Giuseppe, fabbro, che prima si chiamava Moab, dovette partire per recarsi a Betlemme con i suoi figli e con Maria, sua sposa, che egli aveva ricevuto dal tempio del Signore.




Giuseppe, infatti, e Maria erano della tribù di Giuda e del paese.

[A61] Mentre erano in cammino, lungo la strada, Maria disse a Giuseppe: "Davanti a me vedo due popoli, uno che piange e l'altro che ride".
Giuseppe le rispose: "Resta seduta sul giumento e non dirmi parole inutili".
Dinanzi a loro, apparve allora un ragazzo grazioso che indossava uno splendido abito, e disse a Giuseppe: "Perché hai detto che erano parole inutili quelle che hai udito a proposito dei due popoli?
Lei ha visto il popolo giudaico che piangeva perché si è allontanato da Dio, e il popolo gentile che rideva perché si è avvicinato al suo Dio; come Dio aveva promesso ai nostri padri Abramo, Isacco e Giacobbe.
Poiché è giunto il tempo nel quale, per mezzo della discendenza di Abramo, la benedizione è data a tutte le genti!".
E così dicendo, si sottrasse ai loro occhi.

[A62] Giuseppe poi andò innanzi verso la città, e lasciò Maria con suo figlio Simone, poiché, essendo incinta, camminava più lentamente.
Entrato in Betlemme, suo paese, mentre stava in mezzo alla città, disse: "Nulla di più giusto dell'amore verso la propria città!
Essa è, infatti, il riposo di ogni uomo: Betlemme, buona casa di Davide, re e profeta di Dio!".

[A63] E girando, vide una stalla isolata e disse: "Bisogna che io alloggi in questo luogo; mi pare che sia il ricovero di pellegrini.
Qui io non ho n‚ ospizio n‚ albergo dove possiamo fermarci".
Osservandola attentamente, disse: "Certo, l'abitazione è piccola, ma è adatta ai poveri; soprattutto è lontana dai rumori degli uomini e non può quindi nuocere a una donna partoriente.
E' dunque necessario che io mi fermi in questo luogo con tutti i miei".

[A64] Così dicendo, uscì fuori, guardò sulla strada ed ecco che stavano avvicinandosi Maria con Simone.
Quando lo raggiunsero, Giuseppe disse: "Figlio, Simone, perché sei giunto così tardi?".
Rispose: "Se non ci fossi stato io, signor padre, Maria avrebbe indugiato ancora di più; essendo gravida, si fermava spesso lungo la strada per riposarsi.
Lungo il cammino ho sempre avuto la preoccupazione che la sorprendesse il parto.
E ringrazio l'Altissimo che le ha concesso di resistere.
Poiché, a quanto suppongo e come ella stessa afferma, il suo parto è imminente". Detto questo, fece fermare il giumento e Maria discese dalla bestia.

[A65] Giuseppe disse allora a Maria: "Figliola, hai sofferto molto per causa mia; entra dunque e abbi cura di te.
E tu, Simone, porta l'acqua, lava i suoi piedi, e poi le darai il cibo e farai ciò di cui avrà bisogno secondo il desiderio dell'anima sua".
Simone fece quanto gli aveva ordinato suo padre e la condusse nella grotta che all'ingresso di Maria assunse la luce del giorno, illuminandosi quasi fosse l'ora sesta.

[A66] Lei poi, dentro se stessa, non cessava mai di rendere grazie. E Simone disse a suo padre: "Che pensiamo che succeda a questa fanciulla?
Parla per tutto il tempo tra sé e sé".
Rispose Giuseppe: "Non può parlare con te perché è stanca del cammino.
Perciò parla con se stessa: ella rende grazie".
Avvicinatosi a lei, disse: "Alzati, signora figlia, sali sul lettuccio, e riposa".

[A67] Così dicendo, uscì fuori. Poco dopo, Simone lo seguì e gli disse: "Affrettati, signor padre, vieni al più presto!
Maria chiede di te, ti desidera molto. Penso che il suo parto sia vicino".
Giuseppe gli rispose: "Io non mi allontano da lei.
Ma tu, che sei giovane, corri presto, entra in città e cerca un'ostetrica che venga dalla fanciulla; a una donna partoriente è molto utile un'ostetrica".
Rispose Simeone: "In questa città io sono sconosciuto: come posso trovare un'ostetrica?
Ascoltami, signor padre: so e sono certo che il Signore ha cura di lei ed egli le procurerà un'ostetrica, una balia e tutto quanto le è necessario".

[A68] Mentre dicevano queste cose, ecco venire una ragazza con il seggiolone con il quale si soleva prestare aiuto alle donne partorienti, e rimanere lì ferma.
Al vederla, si meravigliarono, e Giuseppe le disse: "Figliola, dove vai con questo seggiolone?".
Rispose la ragazza: "La mia maestra mi ha mandato in questo luogo, essendo andato da lei un giovane con grande fretta, a dirle: Vieni presto ad accogliere un nuovo parto, poiché una fanciulla partorisce il primogenito.
Udito questo, la mia maestra mi ha mandato innanzi a sé.
Ecco, infatti, che lei mi segue".
Giuseppe guardò e la vide venire.
Le andò incontro e si salutarono a vicenda.
La ostetrica gli disse: "Uomo, dove vai?".
Egli rispose: "Cerco un'ostetrica ebrea".
Gli domandò la donna: "Sei tu di Israele?".
E Giuseppe: "Io sono di Israele".
La donna domandò: "Chi è la fanciulla che partorisce in questa grotta?".
Rispose Giuseppe: "Maria, che mi è stata data in sposa e che è stata allevata nel tempio del Signore".
Gli domandò l'ostetrica: "Non è tua moglie?".
E Giuseppe: "Mi è stata data in sposa, ma ha concepito dallo Spirito santo".
L'ostetrica insiste: "E' vero ciò che tu affermi?".
E Giuseppe a lei: "Vieni e vedi!".

L'ostetrica

[A69] E entrarono nella grotta.
Giuseppe le disse: "Va, visita Maria".
Volendo penetrare nell'interno della grotta, ebbe paura perché vi splendeva una grande luce, che non venne mai meno, n‚ di giorno n‚ di notte, per tutto il tempo che Maria restò là.
Giuseppe, dunque, disse a Maria: "Ecco che ti ho condotto l'ostetrica Zachele che sta fuori, davanti alla grotta e per il troppo splendore non osa e non può entrare".
All'udire ciò, Maria sorrise.
E Giuseppe le disse: "Non sorridere, sii prudente.
E' venuta infatti per visitarti, caso mai avessi bisogno di medicina".
Le ordinò di entrare e si fermò davanti a lei.
Avendo Maria permesso di essere visitata per più ore, l'ostetrica a gran voce esclamò: "O Signore, gran Dio, abbi pietà!
Poiché non si è ancora mai udito n‚ visto n‚ sospettato che le mammelle siano piene di latte e il nato maschietto dimostri che sua madre è vergine.
Nel neonato non vi è alcuna contaminazione di sangue, nessun dolore appare nella partoriente.
Ha concepito vergine, vergine ha partorito, e dopo avere partorito rimane vergine".

[A70] Siccome l'ostetrica tardava nella grotta, Giuseppe entrò e l'ostetrica gli andò incontro.
Uscirono fuori tutti e due e trovarono Simone che se ne stava là ritto; le domandò dunque Simone: "Signora, come va dunque la fanciulla?
Può avere qualche speranza di vita?".
Gli rispose l'ostetrica: "Uomo, che dici mai?
Siedi e ti narrerò una cosa meravigliosa".
E, alzati gli occhi verso il cielo, con voce chiara, disse l'ostetrica: "Padre onnipotente, com'è che ho visto un miracolo che mi stupisce?
O quali sono le mie opere per le quali sono stata resa degna di vedere i tuoi santi misteri?
Tu hai predisposto che la tua serva giungesse qui proprio in quel momento per vedere le meraviglie dei tuoi beni, Signore. Che cosa farò?
Come posso raccontare le cose viste?".
Simone le disse: "Ti prego di accennarmi quanto hai visto".
E l'ostetrica a lui: "Non ti sarà celata la sintesi di molti beni.
Sta dunque attento alle mie parole e conservale in cuor tuo.

[A71] Quando entrai per visitare la fanciulla, la trovai con la faccia volta verso l'alto, fissa al cielo, e parlava tra sé.
Penso che pregasse e benedicesse l'Altissimo.
Mi accostai a lei, le dissi: "Dimmi, figlia, senti qualche dolore o c'è qualche punto delle tue membra che è dolente?".
Ma come se non sentisse nulla e fosse un solido masso, se ne stava immobile guardando fissa in cielo.

Lo stupore della natura

[A72] Nel più grande silenzio, in quel momento si sono fermate tutte le cose, con timore: infatti, cessarono i venti, non dando più il loro soffio, non s'è più mossa alcuna foglia degli alberi, non s'è più udito alcun rumore di acque, non scorsero più i fiumi, non ci fu più il flusso del mare, tacquero tutte le fonti di acqua, non risuonò più alcuna voce umana: c'era un grande silenzio.
In quel momento, lo stesso polo cessò l'agilità del suo corso.
Le misure delle ore erano quasi tramontate.
Con timore grande, tutte le cose tacevano stupite, mentre noi eravamo nell'attesa della venuta della maestà del termine dei secoli.

[A73] Approssimandosi, dunque, il momento, la potenza di Dio apparve palesemente.
La fanciulla che stava guardando verso il cielo diventò bianca come la neve: si approssimava, infatti, il compimento dei beni.
Uscì fuori la luce, e lei adorò colui che aveva partorito.
Il bambino rifulgeva tutt'intorno come il sole e il suo aspetto era puro e giocondo, perché apparve solo come pace che tutto placa.
Nel momento in cui nacque, si udì la voce di molti esseri invisibili che dicevano all'unisono: "Amen".
Questa luce nata, si è moltiplicata e ha oscurato, con lo splendore del suo chiarore, la stessa luce del sole, e questa grotta si è riempita di uno splendido chiarore e di un odore soavissimo.
Questa luce è nata così come discende dal cielo la rugiada sopra la terra.
Il suo profumo è olezzante più di ogni profumo di aromi.

[A74] Io rimasi stupita, meravigliata, e fui presa dal timore: guardavo infatti nel mirabile splendore della luce che era nata.
Questa luce, concentrandosi a poco a poco, si è fatta simile a un bambino: subito si è prodotto un bambino come sogliono nascere i bambini.
Allora mi feci ardita, mi chinai e lo toccai, lo presi, con gran timore, nelle mie mani; ma rimasi esterrefatta perché in lui non c'era il peso di un uomo nato.
L'ho guardato: in lui non c'era alcuna macchia, bensì come una rugiada dell'Altissimo aveva il corpo tutto nitido; leggero a portare, splendido a vedere.
Mentre grandemente mi stupivo che non piangesse come sono soliti piangere i bambini appena nati, e lo tenevo, guardandolo in volto, egli mi sorrise con un sorriso giocondissimo.
Aprì gli occhi, mi fissò acutamente e subito, dai suoi occhi, uscì una grande luce come un grande lampo".

[A75] All'udire queste cose, Simone disse: "Donna beata, che sei stata degna di vedere e annunziare questa nuova visione e santità!
Io sono felice di avere udito questo e anche se non ho visto, ho tuttavia creduto".
L'ostetrica gli disse: "Ho ancora da manifestarti una cosa meravigliosa da suscitare il tuo stupore".
Simone rispose: "Manifestala, signora, perché io godo all'udire tali cose".
L'ostetrica gli disse: "Nel momento in cui ho preso il bambino con le mie mani, ho visto che aveva un corpo pulito e non macchiato con sudiciume come suole accadere agli uomini quando nascono; ed in cuor mio ho pensato se per caso non fossero rimasti altri feti dentro la matrice della fanciulla.
Ciò, infatti, suole accadere alle donne nel parto, correndo così pericoli e venendo meno.
Subito perciò chiamai Giuseppe e consegnai il bambino nelle sue mani; mi sono poi accostata alla fanciulla, l'ho toccata, e l'ho trovata monda dal sangue.
Come riferirò? Che dirò? Non trovo il bandolo!
Non so come posso raccontare tanto splendore del Dio vivo.
Ma tu, Signore, mi sei testimone che l'ho toccata con le mie mani e ho trovata questa fanciulla che ha partorito, non solo vergine dal parto, ma anche... dal sesso di un uomo maschio.
In quel momento ho gridato a gran voce glorificando Dio, e sono caduta bocconi ad adorarlo.
Dopo sono uscita fuori, mentre Giuseppe avvolse il bambino nelle fasce e lo depose nella mangiatoia".

[A76] Simone domandò: "Ti ha dato una qualche mercede?"
Rispose l'ostetrica: "Sono io piuttosto che le debbo mercede, ringraziamento e preghiera; e ho promesso di offrire a Dio un sacrificio immacolato poiché si è degnato fare sì che io fossi spettatrice conscia di questo mistero.
Io, infatti, offro il dono di me stessa, in luogo dei doni che si offrono nel tempio del Signore".
Così dicendo, ordina alla sua discepola: "Prendi il seggiolone, figliola, e andiamo.
Poiché oggi la mia vecchiaia ha visto una partoriente senza dolori e una che ha partorito vergine, se pure questo si ha da dire un parto!
Nel mio animo io suppongo, invero, che lei si sia abbandonata alla volontà di Dio che perdura nei secoli".
E così dicendo, se ne andò con quella.

Le ostetriche

[A77] Ed ecco che mentre camminavano si fece loro incontro un'altra ostetrica di nome Salome, e si salutarono.
L'ostetrica le disse: "Ho una cosa nuova da dirti, Salome!".
Quella rispose: "Di che si tratta?".
L'ostetrica le disse: "Una vergine ha partorito un maschio e la natura della vergine rimase chiusa, il che una volta parve difficile".
Salome le rispose: "Viva il Signore!
Se proprio non constaterò io stessa, non crederò che una vergine partorisca".
E quella, all'ostetrica: "Andiamo assieme da lei".
Entrate da Maria, Salome le disse: "Allargati, figlia, affinché io ti esamini e sappia se è vero quanto mi ha riferito Zachele".
Avendo Maria acconsentito, quella scrutò diligentemente e trovò che era proprio come le aveva detto l'ostetrica.

[A78] Quando però estrasse la sua mano destra dall'ispezione, per il grandissimo splendore, subito le si inaridì; iniziò a dolersi con veemenza e, piangendo, gridava: "Guai alla mia iniquità e incredulità! Io infatti ho tentato il Signore, ed ecco che la mia mano brucia dal fuoco".
Piegate poi le ginocchia davanti al Signore, disse: "Signore, Dio dei miei padri, ricordati di me, poiché io sono della stirpe di Abramo, Isacco e Giacobbe.
Non compiere ora questo prodigio per i figli di Israele, e restituiscimi ai tuoi poveri, Signore.
Tu sai che io ti ho sempre temuto e nel tuo nome ho sempre prestato loro ogni cura e ho sempre curato tutti i poveri senza eccezione e ogni volta che ebbi a sopportare delle tribolazioni, la mia ricompensa l'aspettai sempre da te.
Dalla vedova e dall'orfano non ricevetti mai nulla e non ho mai rimandato un povero a mani vuote.
Ed ecco che io sono stata resa misera per la mia incredulità, avendo audacemente provato la tua vergine che partorì una grande luce, che dopo il parto restò vergine".

[A79] Mentre diceva queste cose, apparve davanti a lei uno splendido giovane, e le disse: "Salome, avvicinati al fanciullo e adoralo.
Allunga la tua mano e toccalo, ed egli la risanerà.
Egli è, infatti, colui che ti salverà, il salvatore del mondo e la speranza di tutti coloro che credono in lui".
Salome si avvicinò subito al fanciullo e gli disse: "Signore, ti posso toccare o prima ti devo adorare?".
Mentre adorava il bambino, toccò le frange dei panni che lo fasciavano, e subito la sua mano fu risanata.
Uscita di fuori, prese a magnificare i grandi prodigi che aveva visto e sperimentato, e come era stata guarita, sicché molti credettero alla sua predicazione, e dicevano: "Questo fanciullo è figlio di Dio!
In Israele è nato un re!".

[A80] Ma mentre l'ostetrica e Salome camminavano lungo la strada, si udì una voce che diceva: "Salome, guardati bene dal dire le cose meravigliose che hai visto, fino a quando il ragazzo entrerà a Gerusalemme".

Apostrofe a Betlemme

[A81] Giuseppe, avanzandosi dalla grotta nell'atrio, disse: "O città nuova!
O parto peregrino!
Come io sia diventato padre non lo so!
Perché ecco che oggi mi è nato un figlio che è il Signore di tutti".
Così dicendo, uscì fuori sulla strada affermando: "E' giusto che io oggi cerchi qualcosa per il nostro vitto, tanto più che è il natale di questo ragazzo.
Credo, infatti, che questo giorno sia celebrato nei cieli con grande gloria e che ci sia gioia per tutti gli arcangeli e per tutte le virtù dei cieli.
E' dunque giusto che io solennizzi questo giorno nel quale è apparsa in tutta la terra la gloria di Dio".

I pastori

[A82] Mentre parlava così, vide venire dei pastori che parlavano l'un l'altro, dicendo: "Ecco che abbiamo girato attorno a tutta Betlemme e non abbiamo trovato, al di fuori, quanto ci è stato detto.
Entriamo dunque e cerchiamo qui nelle vicinanze".
Giuseppe domandò loro: "Avreste un agnello da vendere, o delle galline o delle uova?".
Essi risposero: "Con noi non abbiamo nulla del genere".
Neppure erbe di campi o formaggio?", domandò ancora Giuseppe.
Gli risposero: "Uomo, perché ci deridi?
Siamo venuti per un'altra grande cosa e tu ci interroghi su cose venali!".
Disse loro Giuseppe: "Qual è il motivo per cui siete venuti?".
Risposero: "Se l'ascolti, ne rimarrai stupito".
Disse loro Giuseppe: "Se me lo direte, io vi dirò una cosa meravigliosa che ho nel mio ricovero".

[A83] I pastori gli dissero: "La notte scorsa, mentre sedevamo a fare la guardia sul monte, la luna si è levata fulgida come un giorno sereno.
Come d'abitudine, noi badavamo alle nostre greggi per via dei ladri e dei lupi e ci raccontavamo delle storielle, altri cantava, e ci si distraeva vicendevolmente.
In quel momento, eravamo molto allegri.
Mentre, tra noi, le cose andavano così, ci è apparso un personaggio grande e potente che veniva dall'Oriente.
Venne a noi rifulgente di splendore divino e attorno a lui abbiamo visto una grande moltitudine di quadrighe; a questa vista, fummo presi da grande spavento e siamo caduti bocconi.
Ma quello, con grande voce, ci ha detto: "Non temete, pastori!
Perché ecco che io sono venuto da voi ad annunziarvi lo splendore di Dio e un grande gaudio, non solo per voi, ma per tutti i popoli; perché oggi è nato Cristo il Signore, che è il salvatore di tutte le potestà dei cieli e degli uomini.
Ecco, si è manifestato oggi in Betlemme, città di Davide.
Andate dunque e lo troverete avvolto in fasce e posto in una mangiatoia.
Egli è il figlio di Dio venuto a dare la vita eterna alle genti e a tutti coloro che credono in lui".
Dopo che egli ci disse queste cose, abbiamo udito le voci di molti angeli che nei cieli cantavano e dicevano: "Gloria a Dio negli altissimi e pace in terra agli uomini di buona volontà".
Cantando, dicevano queste e molte altre cose; perciò siamo venuti qui per ammirare questo e vedere il dono di Dio, secondo quanto ci è stato detto".

[A84] All'udire ciò, Giuseppe disse: "Non mi accadrà che io vi celi questo mistero. Venite dunque e vedete.
Ecco che questo ragazzo che è nato si trova nel mio ricovero.
Egli è Cristo, il Signore!".
Gli dicono i pastori: "Uomo benedetto, mostraci codesto ragazzo".
"Venite e vedete", dice loro Giuseppe "dove è stato posto, in una mangiatoia".
E andarono insieme. Guardarono nella mangiatoia, videro il fanciullo e, prostratisi, l'adorarono.
Dissero poi a Giuseppe: "Abbiamo visto il ragazzo pieno della grazia di Dio, e abbiamo adorato il suo arcano.
Egli, guardandoci, ha sorriso amabilissimamente, mutando sempre aspetto con espressioni diverse.
Prima si è mostrato giocondissimo, poi austero e tremendo, poi soavissimo e umano, e poi di nuovo piccolo e grande.
Appena aprì gli occhi una gran luce emanò da essi e un soavissimo profumo dalla sua bocca".
Gli dissero dunque: "O felicissimo uomo, quale figlio ti è nato per salvarti!
Siccome ti sei degnato di riceverci in pace, ci hai permesso di entrare in casa tua e vedere lo splendore di Dio, ti preghiamo di venire in compagnia di tutti noi, per gioire insieme, poiché noi tutti, pastori, offriamo doni a Dio onnipotente.
Ti preghiamo perciò: non ti sia oneroso venire a banchettare con noi".
[A85] Giuseppe disse loro: "Avete fatto bene a parlare così.
Io ringrazio, ma non è giusto che io venga con voi lasciando il ragazzo con sua madre; sappiate però che io sono con voi".
I pastori gli risposero: "Poiché così ti è piaciuto, noi partiamo e ti manderemo un abbondante dono di latte e formaggi freschi".
"Andate in pace!" disse loro Giuseppe.
E quelli se ne andarono pieni di gioia glorificando Dio e asserendo di avere visto angeli nel mezzo della notte che inneggiavano a Dio, e di avere udito da loro che era nato il salvatore degli uomini, che è Cristo il Signore per mezzo del quale sarà ristabilita la salvezza di Israele.

Presepio e magi

[A86] Era allora il terzo giorno.
Alla mangiatoia si trovavano il bue e l'asino che, genuflessi, l'adoravano.
Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Isaia: "Il bue riconobbe il suo padrone, e l'asino la mangiatoia del suo Signore".
Questi stessi animali lo mantenevano in mezzo e, genuflessi, l'adoravano; e si adempì così quanto era stato detto dal profeta Abacuc: "Ti manifesterai in mezzo a due animali".
E rimasero in quello stesso luogo tre giorni con il bambino.
Nel sesto giorno entrarono in Betlemme e quivi terminarono il settimo giorno. Nell'ottavo giorno fu eseguita la circoncisione ed ebbe il nome con il quale il fanciullo era stato chiamato dall'angelo.
Quando giunse il giorno della purificazione ebbe luogo l'offerta dei poveri, dato che per loro non era possibile l'abbondanza dei ricchi.

[A87] Dopo pochi giorni, cioè nel tredicesimo giorno... guardando lungo la strada, Giuseppe vide una folla di viandanti diretti alla grotta.

[A88] C'era, infatti, anche un'enorme stella che splendeva sulla grotta dalla sera al mattino: una stella così grande non era mai stata vista dall'inizio del mondo.
Gli stessi profeti che si trovavano a Gerusalemme asserivano che questa stella segnalava la nascita del Cristo promesso per la restaurazione non solo di Israele, ma di tutte le genti.

[A88a] Dall'Oriente, i magi vennero a Gerusalemme portando grandi doni, e subito interrogarono gli Ebrei dicendo: "Dov'è il nato re degli Ebrei?
In Oriente è, infatti, apparsa la sua stella; noi abbiamo conosciuto la sua apparizione e siamo venuti per adorarlo".
Questa notizia venne alle orecchie del re Erode, lo turbò e lo atterrì così fortemente che mandò una missione dagli scribi, dai farisei, e dai dottori del popolo per domandare dove, secondo i profeti, doveva nascere il Cristo.
Quelli gli risposero secondo quanto è scritto, e cioè che il capo che ha da reggere il popolo di Israele, uscirà da Betlemme di Giuda che non è la più piccola fra le grandi città di Giuda.
Erode li chiamò a sé e domandò loro attentamente come era loro apparsa la stella.
Li congedò poi, pregandoli di indagare attentamente e di tenerlo informato del ritrovamento affinché anche lui potesse andare ad adorarlo con molti e diversi doni importanti.
Ripresa la strada, apparve la stella e quasi li guidò, precedendoli, fino a quando giunsero ove si trovava il fanciullo. Vedendo la stella provarono la più grande gioia.

[A89] Al vederli, Giuseppe disse: "Chi sono costoro che vengono qui da noi?
Mi sembra che vengano da lontano e che si avvicinino qua. Mi alzerò e andrò incontro a loro".
E, mossosi, disse a Simone: "Costoro che vengono mi pare che siano àuguri: non stanno fermi un momento, osservano e discutono tra loro.
Ma mi pare anche che siano forestieri: il vestito è diverso dal nostro vestito, anzi la loro veste è amplissima e di colore scuro; hanno berretti (frigi) sul capo e sarabare alle gambe.
Ecco, si sono fermati, mi hanno guardato, vengono di nuovo qua".
Quando giunsero alla grotta, Giuseppe disse loro: "Chi siete?
Ditemelo".
Ma quelli, audacemente, volevano passare, dirigendosi all'ingresso.
Disse loro Giuseppe: "Per la vostra salvezza, ditemi: chi siete, perché vi dirigete così dentro il mio ricovero?".
Essi risposero: "Perché la nostra guida è entrata qui davanti a noi.
A proposito di quello su cui ci interroghi, ci ha mandato qui...".
Giuseppe disse loro: "Vi prego di dirmi per qual motivo siete venuti qui".
Quelli gli risposero: "Ti diciamo che è la comune salvezza.
[A90] Abbiamo visto in cielo la stella del re degli Ebrei e siamo venuti a adorarlo, perché sta scritto nei libri antichi a proposito del segno di questa stella: quando sarà apparsa questa stella, nascerà il re eterno che darà ai giusti la vita immortale".
Giuseppe disse loro: "Era conveniente che prima faceste ricerche a Gerusalemme, poiché il santuario del Signore è là".
"Siamo stati a Gerusalemme" gli risposero, "e abbiamo reso noto al re che è nato il Cristo e che lo cercavamo.
Ma questo ci rispose: "Io non so dove sia nato".
Subito però mandò a chiamare tutti gli interpreti delle Scritture, tutti i maghi, i principi dei sacerdoti e i dottori.
Giunti da lui, li interrogò dove sarebbe nato il Cristo.
Quelli risposero: "In Betlemme di Giuda.
Così infatti è scritto a suo proposito: e tu Betlemme terra di Giuda, non sarai la più piccola tra i principi di Giuda, perché da te uscirà un capo che reggerà il mio popolo Israele".
All'udire questo, noi abbiamo capito e siamo venuti a adorarlo.
Poiché anche la stella che ci era apparsa, ci ha preceduto da quando siamo partiti.
Uditi quei discorsi, Erode però ebbe paura e occultamente si informò da noi sul tempo dell'apparizione della stella; e alla nostra partenza ci disse: "Fate diligente ricerca, e quando lo avrete trovato, fatemelo sapere affinché anch'io venga e l'adori".

[A91] Lo stesso Erode ci diede il diadema che portava sul capo, questo diadema ha una mitra bianca, e l'anello regale ornato da una gemma, sigillo incomparabile, mandatogli in dono dal re dei Persiani, ordinandoci di offrire questo dono al ragazzo.
Lo stesso Erode promise di offrirgli un dono, se ritorneremo da lui.
Presi i doni, siamo partiti da Gerusalemme.
Ed ecco la stella, che ci era apparsa, ci ha preceduto da quando siamo partiti da Gerusalemme sino a questo luogo, entrando poi in questa grotta nella quale tu stai e non ci permetti di entrare".
Giuseppe disse loro: "Io non mi oppongo più.
Seguitela perché Dio è la vostra guida; e non solo la vostra ma di tutti coloro ai quali volle manifestare la sua gloria".
All'udire questo, i magi entrarono e salutarono Maria dicendo: "Salve, piena di grazia!".
E accostatisi alla mangiatoia, guardarono e videro il bambino.

Giuseppe, Simone e i magi

[A92] Giuseppe disse poi: "Sta attento, figlio Simone, e guarda quello che fanno questi pellegrini là dentro; a me non conviene infatti che io li spii".
E così fece.
E disse a suo padre: "Ecco, all'ingresso hanno salutato il ragazzo e si sono prostrati a terra; l'adorano secondo il costume dei barbari e uno alla volta baciano i piedi del bambino.
Che cosa stanno facendo?
Non vedo bene".
Giuseppe gli disse: "Guarda bene".
Rispose Simone: "Ecco che aprono i loro tesori e gli offrono doni".
"Che cosa gli offrono?", domandò Giuseppe.
Simone rispose: "Suppongo che gli offrano quei doni che ha mandato il re Erode.
Però ecco che dalle loro bisacce gli offrirono oro, incenso e mirra.
Hanno offerto molti doni anche a Maria".
Gli disse Giuseppe: "Questi uomini hanno fatto molto bene a non baciare gratis il bambino, e non come quei nostri pastori che vennero qui senza doni".
Gli disse nuovamente: "Ecco che hanno adorato nuovamente il ragazzo.
Ecco che se ne escono".

[A93] Quelli uscirono e dissero a Giuseppe: "O beatissimo uomo, ora saprai chi è questo fanciullo che tu allevi!".
Rispose Giuseppe: "Suppongo che sia mio figlio".
Gli risposero: "Il suo nome è più grande del tuo.
Ma forse è così: tu sei degno di essere chiamato suo padre, perché lo servi non come un tuo figlio, ma come tuo Dio e Signore; toccandolo con le tue mani tu ne hai riguardo con grande timore e cura.
Non volere dunque considerarci degli ignoranti.
Da noi, sappi questo: colui al quale tu sei stato assegnato come nutritore, è il Dio degli dèi, il dominatore dei dominanti, Dio e re di tutti i principi e potenti, Dio degli angeli e dei giusti.
E' lui che nel suo nome libererà tutte le genti, perché sua è la maestà e l'impero, ed egli spezzerà l'aculeo della morte e sbaraglierà la potenza dell'inferno.
A lui saranno soggetti i re, tutte le tribù della terra l'adoreranno, e lo confesserà ogni lingua dicendo: "Tu sei Cristo Gesù, nostro liberatore e salvatore.
Tu, infatti, sei Dio, la potenza e lo splendore del Padre eterno"".

Magi e stella

[A94] A loro disse Giuseppe: "Donde avete saputo questo che mi dite?".
I magi gli risposero: "Presso di voi ci sono delle Scritture antiche dei profeti di Dio, nelle quali si parla del Cristo, come ha da essere la sua venuta in questo mondo.
Così pure presso di noi ci sono delle scritture più antiche delle Scritture nelle quali si parla di lui.
Del resto, poiché ci hai domandato donde mai possiamo sapere ciò, ascoltaci.
L'abbiamo saputo dal segno della stella: ci è apparsa infatti più sfolgorante del sole, sul cui fulgore nessuno ha mai potuto dire nulla.
Questa stella, che è sorta, significa che nello splendore del giorno regnerà la stirpe di Dio.
Essa non girava nel centro del cielo come sogliono fare le stelle fisse e i pianeti, che quantunque osservino un certo corso di tempo, essendo immobili e di incerta provenienza sono sempre dette erranti: solo questa non è errante.
Pareva, infatti, che tutto il polo, cioè il cielo, non potesse contenerne la grandezza; ma anche il sole non ha potuto oscurare lo splendore della sua luce come fa per quello delle altre stelle.
Anzi lo stesso sole si è fatto più debole di fronte allo splendore della sua venuta.
Questa stella, infatti, è parola di Dio.
Quante sono le stelle, altrettante sono le parole di Dio.
E parola di Dio è il Dio ineffabile.
Come ineffabile è questa stella: essa appunto ci fu compagna lungo la via che abbiamo percorso per venire a Cristo".

[A95] Disse dunque loro Giuseppe: "Con tutte queste cose che mi avete dette, mi avete rallegrato moltissimo.
Ora vi prego che oggi vi degniate di restare con me".
Gli risposero: "Ti preghiamo di permetterci di proseguire il nostro viaggio.
Il re, infatti, ci ha ordinato di tornare da lui quanto prima". Ma egli li trattenne.

[A96] Essi aprirono i loro tesori e regalarono a Maria e a Giuseppe doni ingenti. Volendo essi ripassare dal re Erode, in quella stessa notte furono ammoniti in sogno dall'angelo del Signore di non ripassare da Erode. Adorarono il bambino e, con grande gioia, se ne ritornarono al loro paese per un'altra strada.

L'ira di Erode contro i bambini

[A97] Erode vedendo che era stato illuso dai magi, ebbe il cuore rabbioso e, pieno di veemente ira, mandò a cercarli su tutte le vie per prenderli.
Ma non potendoli assolutamente trovare, ordinò che si andasse a Betlemme a uccidere tutti i bambini proporzionalmente al tempo che era venuto a conoscere dai magi.
Ma un giorno prima che ciò avvenisse, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, dicendo: "Prendi il fanciullo e sua madre e fuggi in Egitto per la via del deserto, poiché Erode cerca la vita del fanciullo".
Allora Giuseppe si levò dal sonno e fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore.

L'ira di Erode contro Giovanni ed Elisabetta

[A98] Elisabetta, udendo che Giovanni era ricercato dai sicari per ucciderlo, lo prese, salì su di un monte altissimo, e cercò con lo sguardo tutt'intorno il luogo ove poterlo nascondere.
Poi gemette e in lacrime esclamò, rivolta al Signore, dicendo: "Signore Dio, offri tu un riparo affinché questo monte accolga la madre con il figlio".
Il monte era altissimo e lei non se la sentiva più di salire.
Improvvisamente il monte si spaccò e accolse lei con il figlio; e in quello stesso luogo ebbero una grande luce, giacché l'angelo del Signore era con loro, li custodiva e nutriva.

Martirio di Zaccaria

[A99] Erode cercava, difatti, Giovanni e mandò i suoi servi da Zaccaria, dicendo: "Dove hai nascosto tuo figlio?".
Zaccaria rispose loro: "Io sono un ministro di Dio e dimoro nel suo tempio.
Non so dove sia mio figlio".
I ministri, ritornati, riferirono a Erode.
Erode dunque, adirato, disse a coloro che gli avevano riferito questo: "Zaccaria si beffa di noi perché suo figlio sta per regnare in Israele con il Cristo".
Li rimandò di nuovo da Zaccaria per dirgli: "Dimmi la verità, dov'è tuo figlio?
Non sai che il tuo sangue è in mio potere?".
Giunti dunque i ministri, dissero a Zaccaria le parole che aveva comunicato loro Erode.
Zaccaria rispose: "Dite a Erode: Zaccaria dice queste cose: io sono un martire del Signore Dio.
Se verserai sangue innocente dentro la dimora del Signore, sarà in testimonianza di Dio.
Dio, infatti, accoglierà il mio spirito".
Alle prime luci, mentre parlava così, Zaccaria fu ucciso.
E i suoi figli ignoravano che egli fosse stato ucciso.

[A100] Ora i sacerdoti avevano la consuetudine di accorrere al sorgere del sole per il saluto: entrati nel tempio del Signore aspettavano che Zaccaria uscisse verso di loro per salutarlo e rivolgere la preghiera e l'inno all'Altissimo.
Giunti che furono, si stupirono che non venisse loro incontro, ed ebbero paura.
Uno degli stessi sacerdoti, d'animo coraggioso, entrò nel santuario di Dio, e davanti all'altare del Signore vide il sangue coagulato di Zaccaria.
Nel tempio si udì poi una voce che diceva: "Zaccaria è stato ucciso e il suo sangue non sarà cancellato fino a quando non verrà colui che lo vendicherà".
Il sacerdote che era entrato a vedere, dopo aver visto questo, fuggì fuori intimorito e manifestò a tutti gli altri sacerdoti quanto aveva visto e udito.
Allora entrarono tutti e, alla vista di quanto era accaduto, fecero un grande pianto stracciando le loro vesti dall'alto al basso.
Ma il corpo di Zaccaria, a tutt'oggi, non è stato trovato, mentre il suo sangue si trasformò in pietra sanguigna.
Usciti, comunicarono il fatto a tutte le tribù del suo popolo, e lo piansero per tre giorni.

[A101] Dopo il terzo giorno, i sacerdoti fecero un consiglio per vedere chi eleggere al posto di Zaccaria.
Gettarono la sorte: e la sorte per il sommo sacerdozio cadde su Simeone.
Era infatti un profeta giusto dell'età di centododici anni.
Egli aveva avuto dal Signore il responso che non avrebbe gustato la morte senza avere visto prima il Cristo figlio di Dio, in carne.
Quando vide il bambino, esclamò a gran voce: "Il Signore ha visitato il suo popolo.
Dio ha adempiuto la promessa giurata a Abramo, Isacco e Giacobbe". E, sollecito, l'adorò.
Dopo lo prese sul suo mantello e, in adorazione, baciava i suoi piedi, dicendo: "Adesso congeda in pace il tuo servo, Signore, secondo la tua parola.
Poiché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparato davanti alla faccia di tutti i popoli; luce per illuminare le genti, e gloria del tuo popolo Israele".
Nel tempio del Signore c'era pure una certa profetessa di nome Anna, figlia di Fanuel, che aveva vissuto con suo marito sette anni dalla sua verginità.
Era vedova e aveva già ottantaquattro anni, e non si era mai allontanata dal tempio del Signore, dandosi a digiuni e a preghiere.
Questa, dunque, avvicinatasi, adorava il bambino asserendo che per mezzo suo doveva realizzarsi la redenzione del mondo e la salvezza di Israele.

[A102] Giovanni si trovava con sua madre Elisabetta nel deserto, nella fessura del monte altissimo, e l'angelo di Dio li nutriva.
Nel deserto, Giovanni si irrobustiva.
Il suo cibo era poi costituito da locuste di campo e miele selvatico; il suo vestito era fatto di peli di cammello, e portava ai fianchi una cintura di pelle.
Non beveva vino nè birra poiché il santo messo del Signore, Gabriele, aveva detto a Zaccaria che egli doveva chiamarsi "Giovanni" giacché sarebbe stato il profeta del Signore, il primo a essere costituito esortatore delle genti, colui che avrebbe ricondotto il cuore dei padri verso i figli, e gli increduli al senno dei giusti.
E predicava nel deserto, dicendo: "Preparate la strada per il Signore, raddrizate i sentieri del nostro Dio!".
§

IL VANGELO ARABO DELL'INFANZIA
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, un solo Dio. Con l'ausilio e il favore dell'Essere Supremo abbiamo iniziato a scrivere il libro dei miracoli del nostro ù padrone e signore e salvatore Gesù Cristo, che ha per titolo Vangelo dell'infanzia. Nella pace del Signore. Amen *.

Capitolo 1

[ 1] Quanto segue l'abbiamo trovato scritto nel libro del pontefice Giuseppe vissuto al tempo di Cristo; alcuni dicono che egli sia Caifa. Egli disse che Gesù parlò quando era ancora nella culla e disse a sua madre Maria: "Io sono Gesù figlio di Dio, il LogoV, da te generato secondo quanto ti aveva annunziato l'angelo Gabriele. Mio padre mi ha inviato per la salvezza del mondo".

Capitolo 2

Il Viaggio a Betlemme

[ 1]Anno 309 dell'era di Alessandro, uscì un decreto di Augusto affinch‚ ognuno si facesse recensire nel suo luogo d'origine. Giuseppe prese Maria, sua sposa, e partì da Gerusalemme diretto a Betlemme, per farsi recensire con la famiglia nella sua città natale.
[2] Giunti a una grotta, Maria disse a Giuseppe che per lei era ormai imminente il tempo di partorire e che non poteva proseguire fino alla città. "Entriamo in questa grotta", disse. Questo avvenne quando il sole stava tramontando. Giuseppe corse alla ricerca di una donna che l'assistesse; e mentre cercava, vide una vecchia ebrea nativa di Gerusalemme e le disse: "Sei benedetta, vieni, ed entra in questa grotta ove è una donna prossima al parto".

Capitolo 3

La vecchia di Gerusalemme

[1] Dopo il tramonto del sole, la vecchia e Giuseppe vennero alla grotta e entrarono tutti e due. Ma ecco che era piena di luce più bella del bagliore delle lucerne e delle candele, e più splendente della luce del sole. Un bambino, avvolto nelle fasce e adagiato in un presepio, succhiava una mammella della signora Maria, sua madre. Ambedue restarono stupiti della luce. La vecchia domandò alla signora Maria: "Sei tu la madre di questo bambino?". Maria annuì; la vecchia allora proseguì: "Tu non assomigli alle figlie di Eva".
[2] La signora Maria rispose: "Come non v'è alcun fanciullo simile a mio figlio, così la sua madre non ha una eguale tra le donne". Rispose la vecchia: "Padrona mia, io sono venuta a prendere un premio: è da lungo tempo che soffro di paralisi". La nostra padrona, la signora Maria, le rispose: "Poni le tue mani sul bambino". Ciò fatto, la vecchia subito guarì. Dopo uscì esclamando: "D'ora in poi sarò ancella e serva di questo bambino per tutti i giorni della mia vita".

Capitolo 4

Adorazione dei pastori

[1]Allora vennero i pastori. Mentre, acceso il fuoco, i pastori se ne stavano in allegria, apparvero loro gli eserciti celesti lodando e celebrando Dio ottimo massimo. Anche i pastori presero a fare la stessa cosa, sicch‚ quella grotta divenne come un tempio del mondo superiore, poich‚ bocche celesti e terrestri glorificavano e magnificavano Dio per la natività del signore Cristo.
[2] Quella vecchia ebrea vedendo questi palesi miracoli, ringraziò Dio, dicendo: "Ti ringrazio, o Dio, o Dio di Israele, perch‚ i miei occhi hanno visto la nascita del Salvatore del mondo".

Capitolo 5

Circoncisione

[1]Giunto il tempo della circoncisione, cioè l'ottavo giorno, per legge il bambino doveva essere circonciso. Lo circoncisero dunque nella grotta; quella vecchia ebrea prese questa membrana, secondo altri invece essa prese il cordone ombelicale, e la mise in una ampolla di vecchio olio di nardo. Aveva un figlio profumiere, e affidandogli quell'ampolla, gli disse: "Guardati dal vendere quest'ampolla di olio di nardo, anche se per essa ti offrissero trecento denari". Questa è l'ampolla che fu in seguito comprata da Maria, la peccatrice, quella che versò sul capo e sui piedi del signore nostro Gesù Cristo e asciugò poi con i suoi capelli.
[2] Dopo dieci giorni lo trasportarono a Gerusalemme, e nel quarantesimo giorno dalla nascita lo portarono nel tempio, lo posero davanti al Signore e offrirono per lui i sacrifici prescritti nella Legge di Mosè: "Ogni maschio che apre la vulva sarà chiamato santo di Dio".

Capitolo 6

Presentazione al tempio

[1] Quando la signora vergine Maria sua madre, tutta contenta, lo reggeva tra le braccia, il vecchio Simeone lo vide risplendente come un fascio di luce. Gli angeli facevano cerchio inneggiandogli attorno come vassalli attorno al re. Simeone dunque si affrettò incontro alla signora Maria, stese le mani davanti a lei, e disse al signore Cristo:
[2] "Mio Signore, manda ora in pace il tuo servo, secondo quanto hai detto. I miei occhi, infatti, hanno visto la clemenza che tu hai preparato per la salvezza di tutti i popoli: luce per tutte le genti e gloria del tuo popolo Israele". Alla cerimonia era presente anche la profetessa Anna, e si avvicinò ringraziando Dio e felicitandosi con la signora Maria.

Capitolo 7

I re magi

[1] Nato il signore Gesù a Betlemme di Giuda, al tempo di re Erode, ecco che dei magi vennero a Gerusalemme, come aveva predetto Zaradusht, portando seco dei doni, oro, incenso e mirra; lo adorarono e gli offrirono i loro doni. La signora Maria prese allora una delle fasce [di Gesù] e la diede loro in ricordo di quanto avevano fatto: essi si sentirono onoratissimi e la presero dalle sue mani.
[2] Nello stesso momento apparve loro un angelo sotto la forma della stella che prima aveva fatto loro da guida lungo il cammino e, guidati da quella luce, partirono diretti alla loro patria.

Capitolo 8

Ritorno dei re magi

[1] Re e principi si rivolsero a loro domandando che cosa avevano visto e fatto, come erano andati e ritornati, che cosa avessero portato seco. Essi mostrarono quella fascia che aveva dato loro la signora Maria. Celebrarono quindi una festa e, secondo la consuetudine, accesero un fuoco e l'adorarono, gettarono in esso quella fascia e il fuoco l'avvolse e l'afferrò tutta in se stesso. Ma appena il fuoco si spense, estrassero la fascia tale e quale era prima, come se il fuoco non l'avesse toccata.
[2] Incominciarono a baciarla, a imporsela sulla testa e sugli occhi, dicendo: "E' innegabilmente vero che il fuoco non ha potuto bruciarla o rovinarla, è un grande prodigio". Perciò la presero e, con grande amore, la riposero tra i loro tesori.

Capitolo 9

Collera di Erode

[1] Visto che i magi se ne erano andati senza ritornare da lui, Erode chiamò i sacerdoti e i sapienti, e disse loro: "Ditemi dov'è che deve nascere il Cristo". Avendo essi risposto: "In Betlemme della Giudea", egli iniziò a progettare l'uccisione del signore Gesù Cristo. L'angelo del Signore apparve allora in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi il fanciullo e sua madre, e vai in Egitto". Al canto del gallo, egli s'alzò e partì.

Capitolo 10

Fuga in Egitto

[1] Mentre stava pensando come disporre il suo viaggio , avevano percorso soltanto un breve tratto sopraggiunse il mattino. Si avvicinava a una grande città, nella quale c'era un idolo al quale offrivano doni e voti tutti gli altri idoli dell'Egitto. A questo idolo prestava servizio un sacerdote che riferiva agli abitanti dell'Egitto e delle sue regioni tutto quanto Satana diceva allorch‚ parlava per mezzo della sua bocca.
[2] Tale sacerdote aveva un figlio di tre anni, posseduto da alcuni demoni, che parlava di molte cose; e quando i demoni si impadronivano di lui si strappava le vesti, restava nudo, e tirava sassi agli uomini. In quella città c'era un ospizio dedicato a quell'idolo. Giuseppe e la signora Maria, giunti in città, si recarono a quell'ospizio: i cittadini ebbero un grande timore, tutti i principi e i sacerdoti degli idoli si radunarono presso quell'idolo e gli domandarono: "Che cosa significa l'agitazione e il tremore che ha colpito la nostra terra?".
[3] L'idolo rispose: "Venne qui un dio nascosto, che è veramente dio. N‚ c'è alcun dio degno di culto divino all'infuori di lui, poich‚ egli è veramente Figlio di Dio. Questa terra l'ha percepito, e perciò al suo arrivo ha tremato e sussultato; noi abbiamo molta paura di fronte alla grandezza della sua potenza". In quell'istante, l'idolo cadde, e alla sua rovina accorsero in massa tutti gli abitanti dell'Egitto e delle altre regioni.

Capitolo 11

Guarigione di un indemoniato

[1] Il figlio del sacerdote, colpito dalla solita infermità, entrò nell'ospizio e qui incontrò Giuseppe e la signora Maria, dai quali tutti gli altri erano fuggiti. La padrona, signora Maria, aveva lavato le fasce del signore Cristo e le aveva stese sopra della legna. Venne dunque il fanciullo indemoniato, prese una di queste fasce e se la pose sul capo; ed ecco che i demoni incominciarono a fuggire dalla sua bocca sotto forma di corvi e di serpenti. Immediatamente guarito al comando del signore Cristo, il fanciullo incominciò a lodare Dio e a ringraziare il Signore che l'aveva guarito. Il padre, quando lo vide guarito, disse: "Figlio mio, che ti è accaduto? Come mai sei guarito?". Il figlio rispose: "I demoni mi prostrarono a terra, ed io entrai nell'ospizio; qui incontrai una donna augusta, che aveva steso sulla legna le fasce di un fanciullo, fasce lavate di fresco. Io presi una di queste fasce, me la posi sulla testa, e i demoni mi lasciarono fuggendo". Il padre, molto lieto, disse: "Può essere che questo fanciullo sia figlio del Dio vivo che creò il cielo e la terra. Quando infatti passò da noi, avvenne che l'idolo e tutti gli dèi caddero e si frantumarono a causa della sua maestà".

Capitolo 12

Timori della sacra famiglia

[12] Si compì così la profezia che afferma: "Dall'Egitto ho chiamato mio figlio". Udito che quell'idolo era caduto e s'era spezzato, Giuseppe e Maria ebbero paura e timore, e dissero: "Mentre eravamo nella terra d'Israele, Erode voleva ucciderlo, e per questo uccise tutti i bambini di Betlemme e dei paesi confinanti. Non v'è dubbio che appena avranno saputo quanto accadde a questo idolo, gli egiziani ci bruceranno".

Capitolo 13

Banditi

[1] Usciti di là andarono in un luogo infestato da banditi che avevano legato e spogliato molti uomini di bagagli e vestiti. I banditi udirono allora uno strepito grande, simile allo strepito che ha luogo quando un re magnifico entra nella sua città con l'esercito e la cavalleria al suono di tamburi. I banditi, spaventati, abbandonarono tutto quanto avevano rubato.
[2] I prigionieri si destarono: ognuno sciolse i ceppi dell'altro, presero i propri bagagli e se ne andarono. Avendo visto Giuseppe e Maria che si appressavano, domandarono loro: "Dov'è quel re al cui approssimarsi, si udì un grande strepito e i banditi ci lasciarono, e così abbiamo potuto fuggire sani e salvi?". Giuseppe rispose: "Verrà dopo di noi".

Capitolo 14

Indemoniata

[1] Giunsero poi in un'altra città dove c'era una donna indemoniata: era notte, e lei, uscita per acqua, fu assalita da Satana maledetto e ribelle. Lei non poteva sopportare i vestiti n‚ riusciva a stare in casa. Ogni volta che era avvinta da catene e da cinghie, spezzava tutto e fuggiva nuda per luoghi selvaggi: appostata nei crocicchi e sepolcreti tirava sassi agli uomini e causava danni gravissimi ai suoi familiari.
[2] La signora Maria appena la vide ne ebbe misericordia e Satana subito l'abbandonò; fuggendo sotto la forma di un adolescente, disse: "Guai a me, per causa tua, Maria, e per causa di tuo figlio". E così la donna fu guarita dal suo male. Conscia della sua propria nudità, ebbe vergogna e si recò dai suoi familiari evitando lo sguardo degli uomini. Quando fu vestita, narrò a suo padre e ai familiari come era andata la cosa. E questi, appartenendo ai nobili della città, diedero una ospitalità onoratissima a Maria e a Giuseppe.

Capitolo 15

Donna muta

[1] Il giorno seguente, provvisti del vettovagliamento, si allontanarono da quelli. Alla sera dello stesso giorno giunsero in una città ove si celebrava un matrimonio, ma, a causa degli artifizi di Satana, il maledetto, e per opera di incantatori, la sposa era ammutolita e non poteva più parlare.
[2] Dopo che era entrata in città la signora Maria portando suo figlio, il signore Cristo, quella sposa, infelice, la guardò, stese le mani verso il signore Cristo, l'attrasse a s‚, lo prese tra le braccia e, stringendolo fortemente, lo baciò. Pose il suo corpicino qua e là sulla sua persona e si inchinò sopra di lui. Il nodo della sua lingua immediatamente si sciolse, si aprirono le sue orecchie, lodò e ringraziò Dio che le aveva restituito la sanità. Nella notte esultarono i cittadini di quella città e credettero che Dio e i suoi angeli fossero discesi presso di loro.

Capitolo 16

Altra indemoniata

[1] Restarono là tre giorni, trattati con amore e vivendo splendidamente. Provvisti poi del vettovagliamento, giunsero in un'altra città: qui, come d'abitudine, decisero di pernottare. Ma in quella città c'era una donna onesta dentro la quale si insinuò Satana, il maledetto. Una volta era andata a lavare al fiume, e Satana, sotto forma di serpente, le avvolse il ventre e, al calar della notte, la tormentava in modo tirannico.
[2] Questa donna, vedendo la padrona signora Maria con il signore Cristo sul suo seno, fu presa dal desiderio e disse alla padrona signora Maria: "Padrona, dammi questo bambino da tenere in braccio e da baciare". Lei dunque lo diede alla donna e appena lo toccò, Satana fuggì e l'abbandonò; e dopo quel giorno la donna non lo rivide più. Tutti i presenti lodarono il sommo Dio. Questa donna poi beneficiò i genitori di Gesù con liberalità.

Capitolo 17

[1] Il giorno dopo, la stessa donna prese dell'acqua profumata per lavare il bambino. Dopo averlo lavato, raccolse quell'acqua e ne versò una parte su di una fanciulla il cui corpo era bianco dalla lebbra, e la lavò. Subito la fanciulla fu purificata dalla lebbra. Quei cittadini dissero: "Non c'è dubbio, Giuseppe e Maria e questo bambino sono dèi, non uomini".
[2] Quand'essi si preparavano a partire da loro, la fanciulla che aveva sofferto di lebbra li avvicinò pregandoli di accoglierla come compagna di viaggio.

Capitolo 18

Bambino lebbroso

[1] Essi acconsentirono e la fanciulla se ne andò con loro; giunsero poi in una città ove c'era un principe illustrissimo che aveva un castello e disponeva di edifici per ricevere ospiti. Essi si diressero qui, e la fanciulla li lasciò per andare dalla moglie del principe. La trovò triste e piangente, e le domandò la causa di questo pianto. "Non ti meravigliare del mio pianto, , le disse , sono oppressa da una amarezza grande della quale non ho ancora parlato a nessuno". "Forse, , disse la fanciulla , io ho un rimedio, purch‚ tu me la riveli e me ne parli".
[2] Rispose la moglie del principe e disse: "Nascondi questo segreto, non parlarne ad alcuno. Io sposai questo principe che è re e al quale sono soggette molte città. Vissi a lungo con lui ma da me egli non ebbe alcun figlio. Quando finalmente io partorii da lui un figlio, questo era lebbroso. Egli, guardatolo, ne fu indignato e mi ordinò: "O uccidilo o affidalo a una balia che lo porti in qualche località dalla quale non possa giungere di lui assolutamente alcuna notizia. Fin d'ora io non ho nulla a che fare con te, e di qui in poi non ti vedrò mai più". Non so cosa fare e sono oppressa dalla tristezza. Ahimè per mio figlio! Ahimè per mio marito!". "Non te l'ho detto? , disse la fanciulla, , io ho una medicina per il tuo male. Te la indicherò. Anch'io fui lebbrosa, ma fui mondata dal Dio Gesù, figlio della signora Maria". Alla domanda della donna ove si trovasse questo Dio di cui aveva parlato, la fanciulla rispose: " Si trova proprio qui nella tua stessa casa". "Ma come può essere questo , interruppe l'altra , dov'è?". "Ecco Giuseppe e Maria , disse la fanciulla il bambino che è con loro si chiama Gesù ed è lui che mi ha liberata dalla malattia e dal tormento". "E in che modo , domandò , sei stata guarita dalla tua lebbra? Non me lo vuoi dire?". La fanciulla disse: "Presi da sua madre l'acqua con la quale aveva lavato il corpo del bambino, e me la versai addosso; è così che sono stata purificata dalla mia lebbra".
[3] S'alzò, allora, la moglie del principe, li invitò a servirsi del suo ospizio, e preparò a Giuseppe un magnifico banchetto in un grande raduno di uomini. Alla sera, Maria prese dell'acqua profumata, lavò con essa il signore Gesù, e poi la versò su quel figlio che aveva preso con s‚: immediatamente il figlio fu purificato dalla lebbra. Cantando ringraziamenti e lodi a Dio, disse: "Beata la madre che ti partorì, o Gesù! E' così che tu purifichi gli uomini, che partecipano della tua stessa natura, con l'acqua che fu versata sul tuo corpo?". Offrì quindi magnifici doni alla signora padrona Maria, e con grande onore la congedò.

Capitolo 19

Sortilegio

[1] Giunsero a un'altra città, dove pensarono di pernottare. Si diressero alla casa di un uomo sposato da poco tempo ma, colpito da malefizio, non poteva godersi la moglie. Passata la notte presso di lui, cessò l'influsso del malefizio. Allo spuntare del sole, mentre si accingevano a partire, furono fermati dallo sposo che preparò loro un grande banchetto.

Capitolo 20

La storia del mulo

[1] Partirono, dunque, il giorno appresso. Vicino ad un'altra città videro tre donne che ritornavano dal cimitero piangendo. Appena le vide, la signora Maria disse alla fanciulla che le accompagnava: "Domanda qual è la loro storia e quale sia il malanno che le ha colpite". Alla domanda della fanciulla, esse non risposero, ma interrogarono a loro volta: "Donde siete voi, e dove siete diretti? Il giorno sta per finire e sopraggiunge la notte". "Noi siamo dei viandanti , rispose la fanciulla , alla ricerca di un ospizio ove pernottare". Esse replicarono: "Venite con noi e pernottate presso di noi". [2] Essi le seguirono e furono introdotte in una bella casa nuova dotata di molta mobilia. Si era nel tempo invernale, e la fanciulla, quando entrò nella camera di quelle donne, le trovò nuovamente piangenti e in lamentazioni. C'era anche un mulo coperto di broccato con davanti del sesamo: esse lo baciavano e gli davano da mangiare. La fanciulla disse: "Com'è la faccenda di questo mulo, mie signore?". Piangendo, esse risposero: "Il mulo che tu vedi era nostro fratello, nato dalla stessa nostra madre. Quando il destino volle che morisse il nostro padre, ci furono lasciate delle grandi sostanze; avendo noi soltanto questo fratello abbiamo cercato di farlo sposare, dopo avergli preparato un matrimonio com'è d'uso tra gli uomini. Ma donne, invase da gelosia, lo ammaliarono senza che noi ce ne accorgessimo. [3] Così una notte, poco prima che sorgesse il sole, pur essendo chiuse le porte dei nostri edifici, abbiamo visto questo nostro fratello diventare mulo come tu stessa vedi. Noi restammo tristi, senza un padre per consolarci; in questo mondo non abbiamo tralasciato di avvicinare maghi, dotti, incantatori, ma non valsero a nulla. Ogni volta che il nostro petto è oppresso da tristezza, ci alziamo e andiamo con nostra madre, qui presente, a piangere sul sepolcro del nostro padre e, dopo, ce ne ritorniamo".

Capitolo 21

[1] Udito ciò, la fanciulla disse: "State tranquille, non piangete, è vicina la medicina per il vostro male; anzi è proprio con voi, in mezzo ai vostri edifici. Anch'io fui lebbrosa, ma appena vidi quella donna e il bambinetto che è con lei, dal nome Gesù, mi versai addosso l'acqua con la quale lei l'aveva lavato e sono guarita. So che egli può offrire un rimedio anche al vostro male. Ora, alzatevi, andate dalla mia signora Maria. Portatela a casa vostra, ditele il vostro segreto, e pregatela umilmente di avere misericordia di voi". [2] Udite le parole della fanciulla, le donne si affrettarono a andare dalla signora padrona Maria. La invitarono da loro e, sedute piangendo, dissero: "O signora nostra, padrona Maria, abbi pietà delle tue ancelle. Non abbiamo in famiglia una persona maggiore di noi, n‚ un principale, n‚ un padre o un fratello che ci protegga. Ma questo mulo che vedi, era nostro fratello ed è stato trasformato, come tu vedi, dalle arti magiche delle donne. Ti preghiamo perciò di avere misericordia di noi". La signora Maria allora, spiacente per la loro sorte, pose il signore Gesù sul dorso del mulo: anche lei si pose a piangere come le altre donne, e disse a Gesù Cristo: "Su, figlio mio, guarisci questo mulo con la tua straordinaria potenza e fa di lui un uomo dotato di ragione come era prima". [3] Appena queste parole uscirono dalla bocca della signora padrona Maria, quel mulo cambiò forma e diventò un uomo: un giovanotto immune da ogni macchia. Egli, allora, con sua madre e le sorelle adorarono la signora padrona Maria e presero a baciare il fanciullo alzandolo sulla loro testa. Dicevano: "Beata tua madre, o Gesù, Salvatore del mondo. Beati gli occhi che godono della gioia del tuo volto!".

Capitolo 22

Matrimonio

[1] Le due sorelle dissero alla madre: "Ecco che il nostro fratello è stato restituito alla forma umana con l'intervento del signore Gesù Cristo e l'ausilio salutare di questa fanciulla che ci ha parlato di Maria e di suo figlio. Ora, siccome il nostro fratello è celibe, è opportuno che gli diamo in sposa questa fanciulla che fa loro da ancella". Domandarono dunque questo alla padrona Maria e lei annuì. Prepararono, a questa fanciulla, delle nozze splendide e, mutata la tristezza in gioia e il pianto in tripudio, dalla grande gioia che provavano, incominciarono a godere, a rallegrarsi, a esultare e a cantare, ornate di vesti splendide e pure. Si diedero poi a recitare carmi e lodi, dicendo: "O Gesù, figlio di Davide, tu sei colui che muta la tristezza in gioia e le lamentazioni in letizia". [2] Giuseppe e Maria vi rimasero dieci giorni. Poi partirono accompagnati con grandi onori e saluti da quelle persone che, dopo averli salutati, se ne ritornarono piangendo; specialmente quella fanciulla.

Capitolo 23

Banditi

[23, 1] Messisi in cammino, giunsero in una regione deserta e, a quanto si diceva, infestata dai ladri. Giuseppe e la padrona Maria pensarono così di attraversare la regione di notte. Ma ecco che lungo il cammino scorgono due ladri sdraiati e con loro una quantità di altri ladri, loro compagni, che dormivano. I due ladri incontrati erano Tito e Dumaco. Tito disse a Dumaco: "Lascia andare costoro, te ne prego, sicch‚ passino inosservati dai nostri compagni". Ma Dumaco si rifiutava; perciò Tito disse nuovamente: "Prenditi da me quaranta dracme, e tienti anche questo come pegno". E gli porse la cintura che aveva, affinch‚ non aprisse bocca e non parlasse. [2] La signora padrona Maria vista la bontà di questo ladro verso di loro, disse: "Il Signore Dio ti sosterrà con la sua destra e ti concederà il perdono dei peccati". Il signore Gesù rispose a sua madre, dicendo: "Di qui a trenta anni, o madre, gli Ebrei mi crocifiggeranno a Gerusalemme, e questi due ladri saranno alzati in croce insieme a me. Tito sarà alla mia destra e Dumaco alla sinistra. Dopo quel giorno, Tito mi precederà in paradiso". Detto questo, lei replicò: "Che Dio ti tenga lungi da ciò, figlio mio". [3] Di lì andarono alla città degli idoli: ma al loro approssimarsi essa si trasformò in colline di sabbia.

Capitolo 24

A Matarea

[1] Si diressero poi a quel sicomoro che oggi è detto Matarea. Il signore Gesù fece scaturire una sorgente a Matarea nella quale la padrona Maria lavò la sua camicetta. Il balsamo di quella regione deriva dal sudore del signore Gesù che essa vi sparse.

Capitolo 25

A Menfi

[1] In seguito discesero a Menfi. Visto il faraone, rimasero per tre anni in Egitto. Il signore Gesù in Egitto fece molti miracoli che non si trovano scritti n‚ nel Vangelo dell'infanzia n‚ nel Vangelo completo.

Capitolo 26

Alla volta di Israele

[1] Passato il triennio, Giuseppe ritornò dall'Egitto, ma al confine della Giudea ebbe paura di entrare Udito che Erode era morto e che Archelao, suo figlio, gli era succeduto, nonostante il timore, andò in Giudea. Gli apparve un angelo di Dio e gli disse: "Giuseppe, vai nella città di Nazaret e resta là". [2] E' veramente ammirevole che abbiano portato e fatto peregrinare per diverse regioni colui che è il signore di tutte le regioni.

Capitolo 27

Peste a Betlemme

[1] Entrati nella città di Betlemme la videro infestata da molte e gravi malattie che colpivano gli occhi dei bambini e ne causavano la morte. C'era una donna che aveva un figlio malato; era ormai prossimo alla morte quando lo portò alla signora padrona Maria, che lo guardò mentre stava lavando Gesù Cristo. Quella donna le disse: "Mia signora Maria, guarda questo mio figlio afflitto da un grave dolore". La padrona Maria l'esaudì, e disse: "Prendi un po' di questa acqua con cui ho lavato mio figlio, e spruzzala su di lui". [2] Essa dunque prese un po' di quell'acqua e la versò su suo figlio come le aveva detto la padrona Maria. Cessò immediatamente l'agitazione, poi si addormentò un poco per svegliarsi in seguito dal sonno, sano e salvo. Lieta di ciò, la madre lo portò nuovamente alla padrona Maria. La quale le disse: "Ringrazia Dio che ti ha guarito questo tuo figlio".

Capitolo 28

Fanciullo agonizzante

[1] Vicino alla donna il cui figlio era stato guarito, ce n'era un'altra il cui figlio soffriva della stessa malattia: i suoi occhi erano ormai quasi spenti ed egli gridava notte e giorno. La madre del bambino guarito, le disse: "Perch‚ non porti tuo figlio alla padrona Maria, come io portai il mio quando era ormai agonizzante? E fu poi guarito con l'acqua con la quale era stato lavato Gesù, suo figlio". Udito ciò, anche questa donna andò, prese della stessa acqua e ne lavò suo figlio, e subito il suo corpo e gli occhi guarirono. Anch'essa, avendo portato suo figlio alla padrona Maria e narrato tutto quanto era accaduto, ricevette l'ordine di ringraziare Dio che aveva ridato la salute a suo figlio, e di non raccontare ad alcuno la cosa avvenuta.

Capitolo 29

Fanciullo nel forno febbricitante

[ 1] Nella stessa città c'erano due donne, mogli di un solo uomo, e ognuna aveva un figlio. Una di queste si chiamava Maria, e il nome di suo figlio era Cleofa. Questa si levò, prese suo figlio e andò dalla signora padrona Maria, madre di Gesù, e offertole un bel velo, disse: "Signora mia Maria, accetta da me questo velo e dammi in cambio una fascia". Maria acconsentì; la madre di Cleofa ritornò a casa e, con la fascia, fece una camicetta che pose addosso a suo figlio, e questo così guarì dalla malattia. Il figlio della rivale, nello spazio di ventiquattro ore, morì. Di qui sorse una inimicizia tra loro due. [2] Avevano l'usanza di compiere le faccende domestiche a settimane alterne. Quando toccò il turno a Maria madre di Cleofa, riscaldò il forno per far cuocere il pane; lasciato poi il figlio Cleofa al forno se ne ritornò a prendere la massa di farina lavorata per fare il pane. La sua rivale, vistolo solo, mentre il forno acceso stava bruciando, lo prese, lo gettò nel forno, e poi si allontanò. Maria, al suo ritorno, vedendo il figlio Cleofa che se ne stava ridendo in mezzo al forno, mentre il forno si era raffreddato, quasi che in esso non ci fosse il fuoco, comprese che era stata la sua rivale a metterlo nel fuoco. Tiratolo fuori, lo portò alla padrona signora Maria e le raccontò il caso. "Stai zitta , le rispose , non parlare di ciò ad alcuno. Qualora, infatti, tu lo divulgassi, io avrei paura per te". [3] La sua rivale essendo andata al pozzo per attingere acqua, vide Cleofa presso il pozzo intento a giocare; osservato che non c'era nessuno, lo prese, lo gettò nel pozzo e poi se ne ritornò a casa. Degli uomini andati al pozzo videro quel ragazzo che se ne stava seduto sulla superficie dell'acqua e discesero a prenderlo. Restarono poi meravigliati di questo ragazzo e lodarono Dio. Venne poi sua madre, se lo prese e, piangendo, lo portò alla signora padrona Maria, e le disse: "Mia signora, vedi quello che la mia rivale ha fatto a mio figlio gettandolo in quel pozzo. Un giorno o l'altro me lo ucciderà". La padrona Maria rispose: "Dio ti vendicherà su di lei". Più tardi, andata al pozzo ad attingere acqua, la rivale si impigliò con i piedi in una fune e cadde nel pozzo. Vennero sì degli uomini a tirarla fuori, ma aveva il capo contuso e le ossa rotte. Perì così di mala morte, e in lei si avverò quel detto: scavarono un pozzo profondo, ma caddero nella fossa da loro preparata.

Capitolo 30

Un futuro apostolo

[1] Un'altra donna del luogo aveva due figli gemelli. Caduti tutti e due ammalati, l'uno morì e l'altro stava agonizzando. La madre allora lo prese e, piangendo, lo portò alla signora padrona Maria, dicendo: "Mia signora, aiutami e soccorrimi. Ho avuto due figli: uno l'ho sepolto proprio ora e l'altro è in procinto di morire. Vedi come sta supplicando e pregando Dio". Prese poi a dire: "O Signore, tu sei clemente, misericordioso e pio. Mi hai dato due figli: uno me l'hai preso, fammi dono almeno dell'altro". [2] La padrona Maria, vedendo l'amarezza del suo pianto, ne ebbe misericordia. "Metti tuo figlio sul letto di mio figlio , le disse , e ricoprilo con le sue vesti". Dopo che l'ebbe posto sul letto ove giaceva Cristo, era ormai morto alla vita e aveva chiuso gli occhi. Ma subito quel fanciullo fu colpito dal profumo delle vesti del signore Gesù Cristo, aprì gli occhi e, chiamando a gran voce la madre, le chiese la poppa; ricevutala, incominciò a succhiarla. Sua madre allora disse: "Signora Maria, ora riconosco che risiede in te la potenza, tanto che tuo figlio guarisce gli uomini, partecipi della sua natura, al solo contatto con i suoi indumenti". Questo fanciullo guarito è quello che nel Vangelo è detto Bartolomeo.

Capitolo 31

Donna lebbrosa

[1] Una donna lebbrosa andata a trovare la signora padrona Maria madre di Gesù, le disse: "Signora mia aiutami!". La padrona Maria rispose: "Che aiuto vuoi? Vuoi oro e argento? O che il tuo corpo sia mondato dalla lebbra?". Soggiunse quella donna: "E chi mi può offrire questo?". "Aspetta un poco, , rispose la padrona Maria , fino a quando io abbia lavato e posto a letto mio figlio Gesù". [2] Come Maria le aveva detto, la donna aspettò. Messo a letto Gesù, porse alla donna l'acqua con la quale aveva lavato il suo corpo, dicendole: "Prendi un po' di quest'acqua e versala sul tuo corpo". Ciò fatto, fu immediatamente purificata, e lodò e ringraziò Dio.

Capitolo 32

Altra lebbrosa

[1] Rimasta con lei tre giorni, se ne andò. Giunta in una città incontrò un principe che aveva sposato la figlia di un altro principe; ma presto osservò che la moglie aveva tra i suoi occhi il segno della lebbra sotto forma di stella. Perciò il matrimonio fu sciolto e dichiarato nullo. Quella donna li vide tutti e due in uno stato di abbattimento di tristezza e pianto, e domandò la causa del loro dolore. Essi risposero: "Non indagare sul nostro stato. Il nostro dolore non possiamo manifestarlo e narrarlo ad alcuno". Ma essa insistette affinch‚ glielo manifestassero, assicurando che forse poteva indicare un rimedio. [2] Le presentarono dunque la ragazza con il segno della lebbra che si manifestava tra gli occhi. Appena lo vide, esclamò: "Anch'io qui presente, o donna, ero affetta dallo stesso morbo; a causa di certi affari che mi capitarono, mi recai a Betlemme. Quivi entrai in una grotta e trovai una donna di nome Maria che aveva un figlio chiamato Gesù: vedendomi lebbrosa, ebbe pietà di me e mi porse dell'acqua con la quale aveva lavato il corpo di suo figlio. Me la versai sul corpo e fui purificata". Quelli allora dissero alla donna: "Non potresti, o donna, partire con noi e condurci alla signora padrona Maria?". Essa annuì. S'alzarono dunque e andarono dalla signora Maria, portando seco dei magnifici regali. [3] Entrati e offerti i doni, le mostrarono la ragazza lebbrosa che avevano condotto seco. La padrona Maria disse: "La misericordia del signore Gesù Cristo discenda sopra di voi". E porgendo loro un po' dell'acqua con la quale aveva lavato il corpo di Gesù Cristo, ordinò che lavassero con essa quella poveretta. Compiuto questo, immediatamente fu guarita; ed essi e tutti i presenti lodarono Dio. Se ne ritornarono lieti nella loro città, lodando Dio. Quando il principe notò che sua moglie era stata guarita, la assunse in casa sua, fece le seconde nozze con lei ringraziando Dio per la riacquistata sanità della moglie.

Capitolo 33

Giovane indemoniata

[1] C'era pure una ragazza tormentata da Satana. Questo maledetto le appariva sotto forma di gigantesco dragone e si preparava a inghiottirla; succhiava tutto il suo sangue tanto che era ridotta come un cadavere. Ogni volta che le si avvicinava, lei giungeva le mani sul capo esclamando: "Guai, guai a me! Non c'è proprio nessuno che mi liberi da questo pessimo dragone". Suo padre, sua madre, tutti quelli che le erano vicini o che la vedevano, si dolevano della sua sorte. Molta gente la circondava piangendo e innalzando lamentazioni, soprattutto mentre essa piangeva, dicendo: "O fratelli miei e amici, non c'è proprio nessuno che mi liberi da questo omicida?". [2] Ma la figlia di quel principe che era stata liberata dalla lebbra, udendo le grida di questa fanciulla salì sulla terrazza del suo palazzo, la vide piangere con le mani giunte sul capo, mentre tutti quelli che la circondavano piangevano con lei. Allora domandò al marito di questa indemoniata se la madre di lei era ancora viva. Avendole risposto che aveva vivi ancora tutti e due i genitori, disse: "Manda da me sua madre". E quando se la vide di fronte, le disse: "Questa ragazzina fuori di s‚, è tua figlia?". "Sì, o signora, , rispose quella donna triste e in lacrime , questa è mia figlia". "Tieni il segreto, , proseguì la figlia del principe , ti confesso ch'io sono stata lebbrosa e mi ha sanato Maria, la madre di Gesù Cristo. Se vuoi che tua figlia guarisca, portala a Betlemme, cerca di Maria madre di Gesù, e sii fiduciosa che tua figlia sarà guarita: io non dubito che tu ritornerai qui contenta con la figlia in ottima salute". [3] Udite le parole della figlia del principe, quella donna prese subito la figlia con s‚, si recò al luogo indicatole, andò da Maria e le manifestò lo stato della figlia. Udita la sua preghiera, la padrona Maria le diede un po' dell'acqua con la quale aveva lavato il corpo di Gesù, ordinandole di versarla sul capo della figlia. Dai pannolini del signore Gesù prese poi una fascia che diede alla fanciulla dicendo: "Prendi questa fascia e mostrala al tuo nemico ogni volta che lo vedrai". E, con i saluti, le congedò.

Capitolo 34

La guarigione

[1] Uscite da lei, se ne ritornarono nella loro regione. Giunse in seguito il momento in cui Satana voleva invasarla: ecco apparire questo maledetto sotto forma di un gigantesco dragone. Al vederlo, la fanciulla ebbe paura. Ma la madre le disse: "Non temere, figlia, lascia che ti si avvicini, poi mostragli la fascia che ci ha donato la signora Maria, e vedremo che succederà". [2] Mentre Satana, qual terribile dragone, si avvicinava, il corpo della fanciulla tremava per la paura da capo a piedi; ma lei tirò subito fuori quella fascia, se la pose sul capo e se ne coprì gli occhi. Da questa fascia scaturirono fiamme e carboni ardenti, e si diressero contro il dragone. Quanto era grande questo miracolo verificatosi non appena il dragone diresse il suo sguardo alla fascia del signore Gesù dalla quale scaturiva un fuoco diretto sul suo capo, contro i suoi occhi! Esso allora esclamò a gran voce: "Gesù, figlio di Maria, che c'è di comune tra me e te? Dove mi riparerò da te?". Con grande timore, girò la coda e si allontanò dalla fanciulla, n‚ più le si fece vedere. La fanciulla, rimasta tranquilla, lodò e ringraziò Dio; e con essa anche tutti coloro che erano presenti e avevano assistito al miracolo.

Capitolo 35

Giuda Iscariota

[1] V'era là un'altra donna il cui figlio era tormentato da Satana. Questi, di nome Giuda, ogni volta che era invaso da Satana, mordeva tutti coloro che gli si avvicinavano e quando attorno a sè; non vedeva alcuno da mordere, mordeva le sue stesse mani e altre sue membra. La madre di questo poveretto, conosciuta la rinomanza della padrona Maria e del suo figlio Gesù, partì portando seco il figlio Giuda alla signora Maria. Nel mentre Giacomo e Ioses avevano condotto il fanciullo signore Gesù a giocare con gli altri fanciulli, e ritornati a casa, restarono con il signore Gesù. [2] Quando giunse Giuda, indemoniato, si pose a sedere alla destra di Gesù: invaso da Satana, voleva, come d'abitudine, mordere il signore Gesù, ma non vi riuscì. Percosse tuttavia il lato destro di Gesù e questi si mise a piangere... Immediatamente Satana uscì da quel ragazzo, fuggendo come un cane rabbioso. Questo ragazzo che percosse Gesù e dal quale uscì Satana sotto forma di cane, era Giuda Iscariota che lo consegnò ai Giudei. E il lato percosso da Giuda è quello stesso nel quale i Giudei confissero la lancia.

Capitolo 36

Figurine di fango

[1] Compiuti i sette anni, il signore Gesù si trovava un giorno con ragazzi coetanei, e giocavano a fare con il fango figurine di asini, di buoi, di uccelli e di altri animali vantando ognuno l'abilità dimostrata con l'opera compiuta. Il signore Gesù disse allora ai ragazzi: "Alle figurine ch'io ho fatto ordinerò di camminare". [2] Allora essi gli domandavano: "Sei tu il figlio del Creatore?". E il signore Gesù ordinò a esse di camminare: subito si misero a saltare e poi, per sua concessione, si arrestarono nuovamente. Aveva fatto figurine di uccelli e di passerotti che volavano quando egli ordinava loro di volare, e si fermavano quando ordinava loro di stare ferme; inoltre mangiavano e bevevano la bevanda e il cibo che egli porgeva loro. [3] Allontanatisi poi i ragazzi raccontarono queste cose ai genitori; i loro padri dissero loro: "Guardatevi, figli, dal prendere familiarità con lui, è un mago pericoloso. Fuggitelo dunque ed evitatelo, e di qui in avanti non giocate più con lui".

Capitolo 37

Colori del tintore

[1] Un giorno discorrendo e giocando con i ragazzi, il signore Gesù passò davanti alla fabbrica di un tintore di nome Salem. Nell'officina vi erano tanti panni che dovevano essere tinti dal tintore. Entrato nella officina del tintore, il signore Gesù prese tutti quei panni e li gettò in una botte piena di azzurro indiano. Quando giunse Salem e vide i panni perduti, iniziò a gridare a gran voce e a scongiurare il signore Gesù, dicendo: "Che mi hai fatto, o figlio di Maria? Mi hai infamato davanti a tutti i cittadini. Ognuno di essi desiderava un determinato colore, e tu qui hai mandato tutto alla malora". [2] Gesù rispose: "Io ti cambierò il colore di tutti i panni che vuoi". E subito prese a estrarre i panni dalla botte, tirandoli fuori tutti, e ognuno aveva il colore voluto dal tintore. I Giudei vedendo questo miracolo e prodigio lodarono Dio.

Capitolo 38

Gesù in falegnameria

[1] Girando per tutte le città, Giuseppe conduceva con s‚ il signore Gesù. A motivo del suo mestiere, la gente lo avvicinava dandogli ordini per la fabbricazione di porte, secchi, letti e cassetti. Ovunque andava aveva sempre con s‚ il signore Gesù. [2] Ogni volta che Giuseppe aveva bisogno di lui nel suo lavoro, per allungare, accorciare, allargare o restringere sia di un cubito che di un semicubito qualche cosa, il signore Gesù stendeva la sua mano verso di essa e subito diventava come desiderava Giuseppe; n‚ questi aveva bisogno di fare qualcosa con le mani. Giuseppe non era infatti di una abilità straordinaria nell'arte di carpentiere.

Capitolo 3

Un ordine dal re

[1] Un giorno il re di Gerusalemme lo fece venire da lui, e gli disse: "Giuseppe, voglio che tu mi faccia un trono della stessa misura di quello sul quale sono solito sedere". Giuseppe acconsentì e subito diede mano all'opera: restò nella reggia per due anni portando così a termine la fabbricazione del trono. Fattolo trasportare al suo posto, si accorse che da ogni lato mancavano due semicubiti per raggiungere la misura esatta. [2] A questa constatazione, il re si adirò contro Giuseppe. Invaso da profondo timore del re, Giuseppe passò la notte senza avere cenato, senza toccare assolutamente nulla. Interrogato dal signore Gesù sulla causa del suo timore, Giuseppe rispose: "Perché ho perduto tutto quanto ho fatto in quei due anni". Il signore Gesù gli rispose: "Non temere, non ti abbattere. Tu afferra un lato del trono, io afferrerò l'altro e così lo porteremo a pari". Giuseppe fece come aveva detto il signore Gesù; ognuno tirò il proprio lato e il trono fu riparato e condotto alla giusta misura. Visto un tale prodigio, tutti i presenti stupirono e lodarono Dio. [3] Il legno di quel trono apparteneva a quel genere tanto celebrato al tempo di Salomone, figlio di Davide, per la varietà delle sue applicazioni.

Capitolo 40

Ragazzi mutati in capretti

[1] Il signore Gesù un giorno uscì per strada. Vide dei ragazzi che si erano radunati per giocare e li volle raggiungere. Ma essi si nascosero. Giunto dunque alla porta di una casa, il signore Gesù vide delle donne e domandò dove mai fossero fuggiti i ragazzi. Esse risposero che qui non c'era alcuno; allora il signore Gesù domandò loro: "Quelli che vedete là nel forno, chi sono?". Avendo esse replicato che si trattava di capretti di tre anni, il signore Gesù esclamò: "Venite qui, capretti, presso il vostro pastore". [2] Allora i ragazzi, sotto forma di capretti, uscirono e presero a saltellare attorno a lui. Piene di ammirazione e tremanti di paura, alla vista di ciò, quelle donne si diedero subito ad adorare il signore Gesù, dicendo: "Signore Gesù, figlio di Maria, tu sei proprio il buon pastore di Israele. Abbi misericordia delle tue ancelle che ti stanno di fronte e che mai dubitarono: tu, infatti, signore nostro, sei venuto a sanare, non a perdere". E avendo Gesù soggiunto che i figli di Israele sono come gli Etiopi in mezzo ai popoli, le donne dissero: "Tu, signore, sai tutto e non c'è nulla che ti sia nascosto. Ora noi ti preghiamo, e chiediamo alla tua pietà di restituire a questi ragazzi, tuoi servi, il loro stato di prima". [3] Il signore Gesù rispose: "Su, ragazzi, andiamo a giocare!". E immediatamente alla presenza di quelle donne, quei capretti si mutarono in ragazzi.

Capitolo 41

Gesù re

[1] Nel mese di adar Gesù radunò attorno a s‚ dei ragazzi come un re: essi stesero a terra i loro abiti ed egli vi si sedette sopra. Intrecciata poi una corona di fiori gliela posero sul capo, e, come guardie del re, si posero alla sua destra e alla sua sinistra. I ragazzi poi trascinavano con la forza chiunque passava per quella strada, dicendo: "Vieni qui a venerare il re. Poi proseguirai per la tua strada".

Capitolo 42

Simone il cananeo

[1] Mentre avveniva questo, si appressavano degli uomini che portavano un ragazzo, che era andato sui monti con dei suoi compagni alla ricerca di legna. Quivi trovò un nido di pernice e stese la sua mano per portare via le uova, ma un serpente velenoso spuntò di mezzo al nido e la morse. Innalzò grida di aiuto, e i suoi compagni corsero verso di lui trovandolo a terra come morto. Allora i vicini di casa partirono per prenderlo e riportarlo in città. [2] Giunti al posto nel quale il signore Gesù stava come re, attorniato dagli altri ragazzi come da ministri, i ragazzi corsero incontro a colui che era stato morso dal serpente e dissero ai suoi vicini: "Su, salutate il re!". Ma a motivo del timore che li agitava, non volevano avvicinarsi. Allora i ragazzi li trascinarono con la forza. Quando furono davanti al signore Gesù, egli domandò loro perché portavano quel ragazzo. Saputo che un serpente lo aveva morso, il signore Gesù disse ai ragazzi: "Andiamo a uccidere quel serpente". [3] Alla preghiera dei parenti affinché fosse loro permesso di proseguire poich‚ il figlio era in agonia, i ragazzi risposero: "Non avete udito che il re ha detto: "andiamo a uccidere il serpente"? Non volete voi compiacerlo?". E così, sebbene quelli fossero contrari, girarono indietro la lettiga. Giunti che furono a quel nido, il signore Gesù disse ai ragazzi: "E' proprio questo il posto del serpente?". Essi assentirono. Allora, chiamato dal signore, il serpente si fece avanti tutto sottomesso. Egli disse: "Va' a succhiare tutto il veleno che hai iniettato in questo ragazzo". Il serpente si avvicinò al ragazzo e succhiò tutto il suo veleno. [4] Poi il signore Gesù lo maledisse e subito scoppiò. Il ragazzo, invece, accarezzato dalla mano del signore Gesù, guarì. Avendo poi cominciato a piangere, il signore Gesù gli disse: "Non piangere, presto sarai un mio discepolo". Questo è Simone cananeo del quale parla il Vangelo.

Capitolo 43

Gesù e Giacomo

[1] Un altro giorno Giuseppe mandò suo figlio Giacomo a raccogliere legna e il signore Gesù si offrì di accompagnarlo Giunto al posto nel quale c'era la legna, Giacomo incominciò a raccoglierla. Ma ecco che una vipera velenosa gli morse la mano, ed egli prese a gridare e piangere. [2] Vistolo in quello stato, il signore Gesù gli si avvicinò, soffiò sulla parte morsa dalla vipera e fu immediatamente guarito.

Capitolo 44

Ragazzo risvegliato

[1] Un giorno, mentre il signore Gesù stava nuovamente con dei ragazzi che giocavano su di un tetto, un ragazzo cadde dall'alto del terrazzo, e subito spirò. Tutti gli altri ragazzi fuggirono, e sul tetto rimase il solo signore Gesù. Quando giunsero i parenti di quel ragazzo morto, dissero al signore Gesù: "Sei tu che hai fatto precipitare nostro figlio dal tetto". [2] Ma egli negava. Essi gridarono: "Nostro figlio è morto, e questi è colui che l'uccise". Ed il signore Gesù disse: "Non infamatemi. Non credete? Orsù, interroghiamo lo stesso ragazzo e metterà in luce la verità". Allora il signore Gesù discese e stando sul morto gridò a gran voce: "Zenone, Zenone, chi ti ha fatto cadere dal tetto?". Il morto rispose: "Signore non sei tu che mi hai fatto cadere, ma o deina mi ha buttato giù". [3] Il signore ordinò ai parenti di prestare attenzione alle sue parole, e tutti gli astanti lodarono Dio per questo miracolo.

Capitolo 45

L'anfora rotta

[1] Un giorno la padrona signora Maria ordinò al signore Gesù di andare a prendere acqua dal pozzo. Andato dunque a prendere acqua, quando l'anfora era piena si ruppe e si fece a pezzi. Allargando il suo sudario, il signore Gesù radunò l'acqua e la portò in esso a sua madre che ne restò stupefatta. Lei nascondeva e conservava in cuor suo tutte le cose che vedeva.

Capitolo 46

Figure di fango

[1] Un altro giorno il signore Gesù si trovava presso un rivolo d'acqua con dei ragazzi. Si intrattenevano assieme facendo di nuovo delle piccole fosse d'acqua. Il signore Gesù modellò dodici passeri e li pose ai lati di una sua piccola piscina, tre per ogni lato. [2] Era un giorno di sabato, e il figlio di Hanan, giudeo, avvicinatosi e vedendoli intenti in queste cose, adirato e pieno di indignazione esclamò: "E così, di sabato fabbricate figure di fango?". E si precipitò a distruggere le loro piccole piscine. Ma il signore Gesù pose le sue mani sui passeri che aveva modellato e subito essi volarono via cinguettando. [3] Poi il figlio di Hanan si avvicinò anche alla piccola piscina di Gesù, la calpestò con i piedi e ne fece uscire fuori tutta l'acqua. Allora il signore Gesù gli disse: "Come è scomparsa questa acqua, così scompaia la tua vita". E, subito, quel ragazzo restò secco.

Capitolo 47

Morte repentina

[1] Una sera, mentre il signore Gesù ritornava a casa con Giuseppe, gli venne incontro, correndo, un ragazzo e lo urtò così violentemente da farlo cadere. Il signore Gesù gli disse: "Come tu mi hai buttato a terra, così tu pure possa cadere e non alzarti più". E in quell'istante il ragazzo spirò.

Capitolo 48

Maestro confuso

[1] A Gerusalemme c'era un certo Zaccheo che istruiva i ragazzi. Costui disse a Giuseppe: "Perch‚, Giuseppe, non mi conduci Gesù affinch‚ impari le lettere dell'alfabeto?". Giuseppe assentì e ne parlò con la padrona Maria. Lo portarono dunque da quel maestro che, appena lo vide, gli scrisse l'alfabeto ordinandogli di leggere l'alef. Dopo che lesse alef, il maestro gli comandò di leggere bet. Ma il signore Gesù gli disse: "Dimmi prima il significato di alef, e poi io pronuncerò bet". [2] Avendo il maestro minacciato di bastonarlo, il signore Gesù gli espose i significati delle lettere alef e bet. Gli spiegò pure quali figure delle lettere erano dritte, e quali contorte, quali a forma di spirale, quali con il punto e quali senza, perch‚ una lettera è prima e l'altra dopo; ed ancora spiegò e raccontò molte altre cose che il maestro non aveva mai sentito n‚ mai aveva letto in alcun libro. [3] Il signore Gesù disse poi al maestro: "Presta attenzione a quanto ti dico". E in modo chiaro e distinto incominciò a recitare alef, bet, ghimel, dalet fino a tau. Ammirato, il maestro esclamò: "Penso che questo ragazzo sia nato prima di Noè". Rivolto poi a Giuseppe, disse: "Mi hai condotto qui un ragazzo affinch‚ io l'istruissi, ma egli è più dotto di tutti i maestri". E alla padrona Maria disse: "Questo figlio tuo non ha bisogno di alcuna formazione".

Capitolo 49

Maestro castigato

[1] Lo condussero allora da un altro maestro più dotto. Questi, appena lo vide, gli disse: "Pronuncia l'alef". Pronunciato che ebbe l'alef, il maestro gli ordinò di pronunciare bet. Ma il signore Gesù gli rispose: "Dimmi prima il significato di alef, e poi io pronuncerò bet". Avendo il maestro alzato la mano per frustarlo, subito quella mano inaridì, ed egli morì. [2] Allora Giuseppe disse alla padrona Maria: "Di qui in poi non lasciamolo più uscire di casa. Chiunque infatti lo contraria è colpito a morte".

Capitolo 50

Gesù maestro

[1] Giunto all'età di dodici anni, lo condussero a una festa a Gerusalemme. Al termine della festa, essi ritornarono, ma il signore Gesù rimase nel tempio tra i dottori, gli anziani e gli eruditi dei figli di Israele: li interrogava nelle loro specialità e rispondeva a sua volta alle loro domande. Domandò loro: "Di chi è figlio il Messia?". Risposero: "Figlio di Davide". [2] Allora, egli replicò: "Perché, allora, mosso dallo spirito, lo chiama suo signore, allorché afferma: "Disse il Signore al mio signore: siedi alla mia destra affinché io assoggetti i tuoi nemici sotto le vestigia dei tuoi piedi"?". Gli domandò poi il capo dei dottori: "Hai letto i libri?". "Ho letto sia i libri, , rispose il signore Gesù , sia quanto è in essi contenuto". [3] E spiegò i libri, la legge, i precetti, gli statuti e i misteri contenuti nei libri dei profeti, cose irraggiungibili dall'intelletto di ogni creatura. Quel dottore disse dunque: "Una tale scienza finora io n‚ l'ho raggiunta n‚ mai ne ho sentito parlare. Chi pensi che sarà questo ragazzo?".

Capitolo 51

Gesù e l'astronomo

[1] C'era là un filosofo perito in astronomia il quale domandò a Gesù se avesse studiato astrologia. Il signore Gesù rispose esponendo il numero delle sfere e dei corpi celesti, la loro natura e le loro operazioni, la loro contrapposizione, il loro aspetto triangolare, quadrato ed esagonale, la loro traiettoria e la loro posizione di minuto in secondo, e molte altre cose irraggiungibili alla ragione.

Capitolo 52

Gesù e il medico

[1] Tra quei filosofi ve n'era anche uno dottissimo nelle scienze naturali. Questi interrogò Gesù se avesse studiato medicina; egli rispose esponendo la fisica, la metafisica, l'iperfisica e l'ipofisica, le forze del corpo, gli umori e i loro effetti; ed ancora il numero delle membra e delle ossa, delle vene, delle arterie e dei nervi, gli effetti del calore e della siccità, del freddo e dell'umidità che provengono da esse; qual è l'influsso dell'anima sul corpo, sui suoi sensi e sulle sue forze; in che cosa consiste la facoltà di parlare, di adirarsi e di desiderare; infine l'unione e la disunione e altre cose irraggiungibili all'intelletto creato. [2] Allora quel filosofo s'alzò e adorò il signore Gesù, dicendo: "O signore, d'ora in poi sarò tuo discepolo e tuo servo".

Capitolo 53

Il ritorno a Nazaret

[1] Mentre parlavano tra loro di queste e di altre cose, si presentò la signora padrona Maria che da tre giorni girava con Giuseppe, alla ricerca di lui. Vedendolo dunque seduto tra i dottori, interrogandoli e a sua volta rispondendo loro, gli disse: "Figlio mio, perché ti sei comportato così? Ecco che io e tuo padre ti stiamo cercando con grande pena". [2] Ed egli: "Perché mi cercate? Non sapete che è necessario ch'io mi intrattenga nella casa di mio padre?". Ma essi non compresero le parole che egli aveva detto loro. Allora quei dottori domandarono a Maria se questo era suo figlio; e al suo assenso, esclamarono: "O te felice, Maria, che hai generato un figlio come questo". [3] Ritornato poi con essi a Nazaret, si comportava in ogni cosa secondo i loro desideri. Sua madre conservava tutti questi fatti in cuor suo. E il signore Gesù cresceva in statura, in sapienza e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini.

Capitolo 54

Vita nascosta

[54] Da quel giorno prese a tenere nascosti i suoi arcani miracoli e i suoi misteri, e a dedicarsi allo studio della Legge fino a quando raggiunse il trentesimo anno di età, allorquando cioè, al Giordano, con la voce discesa dal cielo il Padre dichiarò pubblicamente: "Questo è il mio figlio diletto, in lui io mi riposo"; e lo Spirito santo era presente sotto forma di candida colomba.

Capitolo 55

Dossologia

[55] Egli è colui che, supplici, adoriamo, colui che ha dato l'essere e la vita, colui che ci ha tratto dall'utero delle nostre madri, colui che per noi ha assunto corpo umano e ci ha redento circondandoci della sua eterna misericordia e manifestandoci la sua clemenza che scaturisce dalla liberalità, dalla beneficenza, dalla generosità e benevolenza. A lui appartiene la gloria, la beneficenza, la potenza e la sovranità nel tempo presente e nei secoli sempiterni. Amen. Con l'aiuto del Dio supremo, termina qui tutto il Vangelo dell'infanzia, in base a quanto abbiamo trovato nell'archetipo. 



<°> LUCE INFINITA DELL'AMORE, DELLA COMPASSIONE, DELLA VERITA'<°>



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