lunedì 7 marzo 2011

DHARMA "धर्म" - 8 MARZO 2011 per ognuno, attraverso le parole di suor Eugenia Bonetti, Missionaria e la poesia musicale del più grande cantautore italiano !!!

° ° ° Suor Eugenia Bonetti, Missionaria ° ° °

SUOR EUGENIA BONETTI - intervista - (Se non ora quando? 13 febbraio) - WWW.RBCASTING.COM : http://www.youtube.com/watch?v=k0KfZOIxsu4   



L' 8 MARZO E' TUTTI I GIORNI, L' 8 MARZO E' DIGNITA', RISPETTO E AMORE PER SE STESSI, PER QUELLA PARTE DI LUCE CHE VIVE E SI MANIFESTA IN OGNUNO DI NOI, UOMO O DONNA,DURANTE TUTTO L'ANNO
una testimonianza da una piazza che ha dato via al risveglio...
franca


(grazie all'amica Anna perchè, nonostante le prove fisiche cui è sottoposta, mette primariamente se stessa al servizio degli altri, come volontariato e come informazione )
 
Domenica scorsa 13 febbraio ero bloccata in casa, come mi succede spesso, dal dolore per il blocco della schiena, ed ho visto in tv le donne in piazza del Popolo a Roma.
Mi ha molto colpita la testimonianza della suora Eugenia Bonetti e sono felice di potervela porgere per la vostra riflessione, perchè risaltano molti concetti da meditare, riflettere e divulgare nei nostri rapporti quotidiani.
Spero molto in un radicale cambiamento dei veri valori sia dell'uomo che della donna, per poter cambiare i rapporti in meglio, per il bene di tutti, specialmente di chi è piccolo, affinchè il mondo di domani sia più vivibile.
Buona lettura, buona condivisione in famiglia, in tutti gli ambienti e tra le vostre conoscenze.
Sempre con Gesù nel cuore.
Anna

Agenzia SIR, lunedì 14 febbraio 2011, www.agensir.it

DONNE E DIGNITÀ

Libere di leggere

La testimonianza in piazza di suor Eugenia Bonetti

Vogliamo un Paese che rispetti le donne tutte”. Un grande striscione rosa appeso alla terrazza del Pincio e una piazza del Popolo a Roma stracolma di donne di tutte le età, ma anche uomini e bambini, senza simboli di partito, senza distinzioni. Madri con figlie, donne con mariti o fidanzati, coppie con passeggini. Un milione di persone in 230 città italiane e 30 città straniere. Talmente tanta gente da non riuscire ad entrare dalle vie d’accesso alla piazza, intasate di vita festosa e cartelli con slogan originali, indignati o curiosi: “L’Italia e le donne hanno ben altra dignità”, “La donna libera è l’assoluto contrario della donna leggera”, “L’Italia non è una Repubblica fondata sul favore (sessuale)”. E un significativo flash mob iniziale: un minuto e mezzo di silenzio e un grido dal palco: “Se non ora quando?”. La piazza ha risposto a voce sola: “Adesso”. Così si è svolta domenica 13 febbraio la manifestazione di piazza del Popolo convocata da un gruppo di donne del mondo della cultura, dello spettacolo, della società civile, per reclamare il rispetto della dignità della donna. Un vento nuovo che ha percorso la penisola da Nord a Sud, ma anche in altre città del mondo, perché le donne italiane – quelle “vere” – sono stanche di come vengono rappresentate dal mondo della politica e dei media e hanno deciso di dire “Basta”. Tanti gli interventi delle donne che si sono succeduti sul palco, tra gli applausi scroscianti della piazza.

 Ne riportiamo uno, tra i tanti: quello – applauditissimo – della missionaria della Consolata suor Eugenia Bonetti, responsabile dell’Ufficio “Tratta donne e minori” dell’Usmi (Unione superiore maggiori d’Italia). Suor Eugenia ha vissuto in Africa per 24 anni, ha lavorato in un centro Caritas di Torino con le donne vittime di tratta e ora coordina centinaia di religiose che operano sulle strade, nei centri ascolto, nei centri di detenzione ed espulsione e nelle case famiglia.
 
“Basta con questo indegno mercato”. “Sono qui per dare voce a chi non ha voce – così ha esordito la missionaria –, alle nuove schiave, vittime della tratta di esseri umani per sfruttamento lavorativo e sessuale, per lanciare un forte appello affinché sia riconosciuta la loro dignità e ripristinata la loro vera immagine di donne, artefici della propria vita e del proprio futuro. A nome loro e nostro diciamo basta a questo indegno e vergognoso mercato del mondo femminile”. Suor Eugenia ha fatto notare che “l’immagine che viene trasmessa in tanti modi e forme, dai media, dalla pubblicità e dagli stessi rapporti quotidiani tra uomo-donna è l’immagine del corpo della donna inteso solamente come oggetto o strumento di piacere, di consumo e di guadagno, misconoscendo invece l'essenziale che lo stesso corpo umano racchiude: una bellezza infinita e profonda da scoprire, rispettare, apprezzare e valorizzare”.

La donna non è una merce. “Le costanti notizie di cronaca che in queste ultime settimane si susseguono in modo spudorato sui nostri giornali e nelle trasmissioni televisive e radiofoniche – ha sottolineato la religiosa – ci sgomentano e ci portano a pensare che siamo ancora molto lontani dal considerare la donna per ciò che è veramente e non semplicemente un oggetto o una merce da usare. Quale immagine stiamo dando della donna e del suo ruolo nella società e nella famiglia?”.

Suor Eugenia ha evidenziato soprattutto una grossa contraddizione: “In questi ultimi tempi si è cercato di eliminare la prostituzione di strada perché dava fastidio e disturbava i sedicenti benpensanti. Abbiamo voluto rinchiuderla in luoghi meno visibili, pensando di aver risolto il problema, ma non ci rendiamo conto che una prostituzione del corpo e dell’immagine della donna è diventata ormai parte integrante dei programmi e notizie televisive, della cultura del vivere quotidiano”. “Tutto questo – ha sottolineato – purtroppo educa allo sfruttamento, al sopruso, al piacere, al potere, senza alcuna preoccupazione delle dolorose conseguenze sui nostri giovani che vedono modelli da imitare e mete da raggiungere”.

 Un appello contro l’indifferenza. “Troppo spesso – ha detto suor Eugenia – la donna è considerata solo per la bellezza e l’aspetto esterno del suo corpo e non invece per la ricchezza dei suoi valori veri di intelligenza e di bellezza interiore. Il suo vero successo e il suo avvenire non possono essere basati sul denaro, sulla carriera o sui privilegi dei potenti, ma deve essere fondato sulle sue capacità umane, sulla sua bellezza interiore e sul suo senso di responsabilità”.

“Non possiamo più rimanere indifferenti di fronte a quanto oggi accade in Italia nei confronti del mondo femminile. Siamo tutti responsabili del disagio umano e sociale che lacera il Paese”. Da qui l’appello alle “autorità civili e religiose, al mondo maschile e maschilista che non si mette in discussione, alle agenzie d’informazione e formazione, alla scuola, alle parrocchie, ai gruppi giovanili, alle famiglie e in modo particolare alle donne”: riappropriarsi “di quei valori e significati sui quali si basa il bene comune per una convivenza degna di persone umane, per una società più giusta e più libera”.


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Fabrizio de André - discorso su Anime Salve - Ultimo Concerto '98 01: http://www.youtube.com/watch?v=hUrb_3r-lf8 
Fabrizio De Andrè - In Concerto 1998 integrale (Prima parte): http://www.youtube.com/watch?v=MdxOjf-xkl0

Fabrizio De Andrè - In Concerto 1998 integrale (Seconda parte): http://www.youtube.com/watch?v=RibkkJxEshA

                                           § ° ° ° A L N I L A M Blue Star - Cintura di ORIONE ° ° ° §






8 Marzo 2011: Giornata internazionale della donna


La mimosa, simbolo italiano della Festa della donna.
La giornata internazionale della donna, comunemente definita festa della donna, ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.

Storia

Il «Woman's Day» negli Stati Uniti (1908-1909)


Clara Zetkin
Nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907, nel quale erano presenti 884 delegati di 25 nazioni - tra i quali i maggiori dirigenti socialisti del tempo, come i tedeschi Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès - vennero discusse tesi sull’atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, sul colonianismo e anche sulla questione femminile e sulla rivendicazione del voto alla donne.
Su quest'ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne», senza «allearsi con le femministe borghesi che reclamano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne». Due giorni dopo, dal 26 al 27 agosto, fu tenuta una Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, nella quale si decise la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (L’uguaglianza), divenne l’organo dell’Internazionale delle donne socialiste.
Non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le «femministe borghesi»: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown scrisse, nel febbraio del 1908 sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione». Fu la stessa Corinne Brown a presiedere, il 3 maggio 1908, causa l’assenza dell’oratore ufficiale designato, la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman’s Day», il giorno della donna. Si discusse infatti dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.
Quell’iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell'anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909.

La Conferenza di Copenaghen (1910)


Aleksandra Kollontaj
Il lunghissimo sciopero, che vide protagoniste più di 20.000 camiciaie newyorkesi, durato dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1909, fu considerato, nel Woman's Day tenuto a New York il successivo 27 febbraio, come una manifestazione che univa le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto femminile. Le delegate socialiste americane, forti dell'ormai consolidata affermazione della manifestazione della giornata della donna, decisero pertanto di proporre alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910 - due giorni prima dell'apertura dell'VIII Congresso dell'Internazionale socialista - di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.
Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non risulta che le 100 donne presenti in rappresentanza di 17 paesi abbiano istituito una giornata dedicata ai diritti delle donne: risulta però nel Die Gleichheit, redatto da Clara Zetkin, che una mozione per l'istituzione della Giornata internazionale della donna fosse «stata assunta come risoluzione».
Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l'ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europei - Germania, Austria, Svizzera e Danimarca - la giornata della donna si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911[1] su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848 durante la rivoluzione il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne». In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi[2].
Non fu però ripetuta tutti gli anni, né celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti. In Germania, dopo la celebrazione del 1911, fu ripetuta per la prima volta l'8 marzo 1914, giorno d'inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi, mentre in Francia si tenne con una manifestazione organizzata dal Partito socialista a Parigi il 9 marzo.

L'8 marzo 1917

Le celebrazioni furono interrotte dalla Prima guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l'8 marzo 1917 - il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia - le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta, incoraggiò successive manifestazioni di protesta che portarono al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato e privo anche dell'appoggio delle forze armate, così che l'8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l'inizio della «Rivoluzione russa di febbraio». Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista, fissò all'8 marzo la «Giornata internazionale dell'operaia».
In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d'Italia, che volle celebrarla il 12 marzo, in quanto prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l'anno precedente, che ricordava l'8 marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo.
La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, in gran parte giovani donne immigrate dall'Europa. Altre versioni citavano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857,[3] mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti verificatesi a Chicago, a Boston o a New York.
Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni '70 e gli '80 abbiano dimostrato l'erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media che nella propaganda delle organizzazioni sindacali.

Compare la mimosa


Manifestazione femminista
Nel settembre del 1944 si creò a Roma l’UDI, Unione Donne in Italia, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, le prime giornate della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un'idea di Teresa Noce [8], Rita Montagnana e di Teresa Mattei.[9]
Negli anni del 1950, anni di guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere Noi donne, il mensile dell'Unione Donne Italiane (UDI), divenne un gesto «atto a turbare l’ordine pubblico», mentre tenere un banchetto per strada diveniva «occupazione abusiva di suolo pubblico».[10] Nel 1959 le parlamentari Pina Palumbo, Luisa Balboni e Giuliana Nenni presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l'iniziativa cadde nel vuoto.
Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell'opinione pubblica finché, con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il movimento femminista.


IL FEMMINISMO

La polizia carica un corteo femminista
L'8 marzo 1972 la manifestazione della festa della donna si tenne a Roma in piazza Campo de' Fiori: vi partecipò anche l'attrice americana Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza nella quale poche decine di manifestanti inalberavano cartelli con scritte inconsuete e «scandalose»: «Legalizzazione dell'aborto», «Liberazione omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata», e veniva fatto circolare un volantino che chiedeva che non fosse «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l'intero processo della maternità». Quelle scritte sembrarono intollerabili, perché la polizia caricò, manganellò e disperse le manifestanti.[11]
Il 1975 fu designato come "Anno Internazionale delle Donne" dalle Nazioni Unite e l'8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che onoravano gli avanzamenti della donna e ricordavano la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell'anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell'8 marzo la giornata dedicata alla donna.
Due anni dopo, nel dicembre 1977, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una «giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale» da osservare dagli stati membri in un qualsiasi giorno dell'anno, in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l'Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese.

 Note
  1. ^ (EN) Pagina dell'ONU sull'edizione 2008 della Giornata Internazionale della Donna
  2. ^ (DE) Natascha Vittorelli, Der 8. März und seine Geschichten, articolo dell'8 marzo 2005, sul sito dell'Università di Vienna
  3. ^ Anno che, come è stato fatto notare da alcune femministe francesi che indagavano sull'origine della Giornata della donna, coincide con quello di nascita di Clara Zetkin
  4. ^ Temma Kaplan, On the Socialist Origins of International Women's Day, in «Feminist Studies», 11, 1, 1985, pp. 163-171 (PDF Sulle versioni circolanti sull’origine della data dell’8 marzo
  5. ^ Tilde Capomazza, Marisa Ombra, 8 marzo. Una questione lunga un secolo, Iacobelli Editore 2009, ISBN 978-88-6252-042-3, pag 84-89.
  6. ^ Susanna Nirenstein, Il giallo '8 marzo' ma quella data è un falso storico, articolo de La Repubblica, del 6 marzo 1987
  7. ^ Gian Antonio Stella, Quella svista sull' 8 marzo, articolo del Corriere della Sera, dell'8 marzo 2004
  8. ^ Teresa Noce "Rivoluzionaria Professionale" Ed. Aurora 2003 (ristampa)
  9. ^ Laura Fantone, Ippolita Franciosi, (R)Esistenze: il passaggio della staffetta, Morgana, 2005, p. 34.
  10. ^ T. Capomazza, M. Ombra, cit., pp. 93-95
  11. ^ T. Capomazza, M. Ombra, cit., pp. 111-115.
 Bibliografia
  • Tilde Capomazza, Marisa Ombra, 8 marzo: storie miti riti della giornata internazionale della donna, Pavona di Albano Laziale, Iacobelli, 2009 ISBN 88 6252 042 3
  • Mirco Volpedo, 8 marzo, Genova, Erga, 2009 ISBN 88 8163 437 6
  • Alessandra Gissi, Otto marzo. La Giornata internazionale delle donne in Italia, Roma, Viella, 2010 ISBN 88 8334 447 3



§ I N F I N I T A M E N T E, P E R  L' E T E R N I T A' §

martedì 1 marzo 2011

MAHASHIVARATRI - 2013 >­ INCARNAZIONE DI SHIVA, SIGNORE DEL CAMBIAMENTO e PROTETTORE DI TUTTI GLI ESSERI UMANI

Sathya Sai Baba chanting the Gayatri: http://www.youtube.com/watch?v=w8HtbFugrW8

Lord Shiva Mantras - Om Namah Shivai - Shivdhun: http://www.youtube.com/watch?v=iDMX0In8mXQ

MAHASHIVARATRI >­ INCARNAZIONE DI SHIVA

È una specie di gioco, per l’onnipervadente ed onnisciente Parameshvara, il Signore Supremo, incarnarsi in momenti diversi e compiere miracoli al fine di proteggere i suoi devoti.  Gli aspetti di creazione, conservazione e distruzione di questo mondo non sono che il gioco naturale del Parameshvara.  Senza alcuno sforzo, per natura propria, come un prezioso gioiello che diffonda il suo splendore in maniere diverse: ecco perché coloro che studiano la creazione dichiarano: “Proprio come Verità, Consapevolezza ed eterna Beatitudine sono naturali al Principio del Brahman puro e assoluto, allo stesso modo, creazione, conservazione e distruzione (dissoluzione) sono naturali al Brahman manifesto nella forma di questo mondo illusorio. Dunque, la forma del Parameshvara è di due tipi. Il primo è l’aspetto privo di Forma e di attributi, eterno, pura Verità - Consapevolezza - Beatitudine.


Questo può essere esperito soltanto attraverso le scritture apprese da un maestro. Il secondo è quello dotato di forma (sakara),  che a sua volta è di due tipi.  Il primo è il mondo che noi vediamo, e il secondo è la forma che dirige questo mondo sul giusto sentiero basato su principi e comportamenti morali.  Questa è la Divina e Propizia forma di Shri  Shiva. È l’illusione che determina il fraintendimento che la fune sia un serpente. Ma dopo la rimozione dell’illusione, il serpente scompare e la sola fune rimane. Il presunto serpente non è diverso dalla fune autentica. Analogamente, a motivo dell’illusione, da parecchie nascite il puro Brahman è ritenuto essere il mondo oggettivo, preso per reale. Ma avendo acquisito la conoscenza, si realizza che il mondo illusorio non è diverso dal Parameshvara. Pertanto, tutti i corpi in questo mondo sono soltanto la forma di Dio Parameshvara.

Shiva Mantra - Meeta Ravinda: http://www.youtube.com/watch?v=DRgtI1Ry73k
Che questo intero mondo altro non sia che la forma di Shiva è dimostrato negli assiomi della Taittiriya Upanishad, il cui significato è che questo universo è la forma di Shiva. La seconda forma del puro Brahman è nei molti risplendenti aspetti delle incarnazioni di Shiva.  Per punire i malvagi e conferire la grazia ai suoi devoti; per permettere ai devoti di adorare e meditare onde ottenere pace mentale e godere della felicità, Parameshvara ha assunto molte propizie forme Divine. Tra le incarnazioni, quella di Shiva è la suprema, perché, nel proteggere i devoti, Ishvara, la forma sattvica pura, è sempre nello stato di Essere ­ Consapevolezza ­ Beatitudine, nel puro stato di coscienza Brahmico.  Nel caso di altre deità, il sottile mescolarsi di aspetti rajasici e tamasici, occasionalmente causa alcune interruzioni nell’esperienza della loro vera forma nel corso delle attività nel mondo. 

Ecco perché Shiva ha due forme ­ la forma di Linga, e la forma di corpo. Altre incarnazioni hanno soltanto la forma corporea, e non la forma di Linga.  La forma di Linga indica la completezza e la pienezza. Pertanto, le incarnazioni di Shiva appaiono ai devoti in forma di Linga talvolta, e con tutte le membra del corpo altre volte, per soddisfare i loro desideri.


Incarnazione come Jyotirlinga
Una volta, quando la creazione di questo universo ricominciò dopo il grande diluvio, il Signore Narayana, emerso dalla volontà del Brahman, andava vagando. Egli stava contemplando di creare gli esseri a seconda delle loro azioni passate (Karma).  Contemporaneamente, Brahma, che era emerso dall’ombelico del Signore Narayana, stava andandosene in giro da qualche altra parte.  Accadde una volta che essi si incontrassero.  Ciascuno di loro si considerava superiore all’altro, così si confrontarono con arroganza. 

Brahma stava per lanciare una potente arma, la Brahmasthra contro Narayana, mentre anche Narayana era pronto a lanciare la propria asthra (Narayana asthra) contro Brahma.  In quell’istante, un Linga lucentissimo, privo di inizio e di fine, emerse tra loro. Entrambi Brahma e Narayana osservarono con grande stupore il Linga splendente. Entrambi concordarono che chiunque avesse scoperto per primo l’inizio e la fine di quel Linga splendente sarebbe stato considerato superiore all’altro. Per trovare la cima del Linga, Brahma montò sul suo cigno e si alzò nel cielo.  Egli cercò a lungo invano, e quindi ritornò al suo posto originale, incapace di trovare la sommità del Linga. 

Awesome Maha Shivratri Bhajan ( Divine Shiva ): http://www.youtube.com/watch?v=LLurbs1uaqo
Narayana (Vishnu) andò dappertutto per trovare l’origine del Linga.  Egli cercò anche negli inferi, ma non riuscì a trovarla. Anche Narayana tornò al punto di partenza. Vedendo Brahma, che era già arrivato, Narayana gli chiese se avesse visto la cima del Linga.  Brahma mentì, dicendo di aver visto il Linga.  Narayana (Vishnu) disse la Verità, cioè di non aver potuto vedere il Linga, ed ammise la sconfitta.  A quel punto l’onnipervadente, onnisciente Supremo Signore Parameshvara, non poté tollerare l’ingiustizia. Egli emerse dal Linga lucente assumendo la forma di un corpo puro, trasparente, radioso di splendore, con la falce della luna sul capo ed i capelli intrecciati, con cinque facce e dieci braccia, come descritto negli Shruthi. Egli indossava ornamenti d’oro tempestati di lucenti gioielli preziosi, ed apparve davanti a loro nella forma benevola di Sambashiva. 

Egli punì Brahma per aver mentito, e concesse parecchie grazie a Narayana. Allo stesso modo, Parameshvara apparve in varie occasioni in dodici forme del Linga risplendente, e nelle forme del “Narmadha Bina Linga”, benedicendo i Suoi devoti ed esaudendo le loro aspirazioni.

Maha Shivaratri
Secondo lo Skanda ed altri Purana Parameshvara emerse dapprima in forma di Linga nel mese di Margashirsha (novembre ­dicembre), a mezzanotte del giorno in cui dominava la stella “Ardhra”, e nel mese di ŒMagha’ (gennaio-febbraio) il quattordicesimo giorno dopo la luna piena.  Egli apparve come Parama Shiva a Brahma e Vishnu (Narayana), uscendo dal ŒLinga risplendente’ (Jyotirlinga).  Poiché Parama Shiva emerse in forma di ŒLinga’ la notte del quattordicesimo giorno dopo la luna piena nel mese di Magha, quella notte è detta ŒNotte di Shiva’ (Shiva Ratri).  Parama Shiva emerse per il bene di questo mondo in quel momento, e Brahma e Vishnu adorarono Parameshvara in quel momento; pertanto quel giorno è considerato il giorno più sacro.

Perciò, adorare Shiva in quella notte è massimamente propizio e determinerà immenso bene, secondo gli Smriti ed i Purana. Per conferire la Sua grazia ai Suoi devoti, Egli si incarnò in parecchie migliaia di forme di Linga, per donare ai devoti la salvezza. Si dice che si ottenga la salvezza (moksha o mukti) se si vede il Tharaka Linga nel cielo, il Kaleshvara Linga sulla terra, e l' Htakeshvara Linga nel mondo inferiore.  In questa terra di Bharat, c’erano Linga che emersero spontaneamente; c’erano Linga posati da delle deità, e Linga posati da grandi saggi. Questi Linga che si trovano sulle rive dei fiumi, in cima alle montagne, e in ogni villaggio, sono adorate quotidianamente dai devoti.

L’adorazione di Shiva dona sostegno e salvezza ad ognuno, ed è facile e possibile per tutti.  Non occorre affrontare delle spese. Avendo la devozione, l’adorazione di Shiva è possibile usando un po’ d’argilla per fare un Parthiva Linga; l’acqua per purificarlo, le foglie di bilva e la bocca quale strumento sono sufficienti per l’adorazione di Shiva.  Il frutto di tale semplice adorazione è la salvezza o il Regno del Paradiso.


Trascurare di eseguire una così semplice e facile adorazione di Shiva è veramente la sfortuna degli esseri. In questo mondo, taluni spendono a piene mani per dei piaceri mondani transitori e banali, ma non offrono neppure cinque o sei foglie di bilva ad Ishvara per ottenere l’eterna felicità che culmina nel raggiungimento della salvezza. Questo è invece il sentimento di un vero devoto.

Un Raro Miracolo di Shiva
Nei tempi antichi, per l’elevazione dei devoti e per conferire loro la Sua Grazia, Parameshvara era solito emergere alla mezzanotte di Maha Shivaratri, prima come Luce nella forma di Linga (Jyotirlinga), e dal centro di quel Linga, i devoti potevano vedere la forma di Parameshvara.  Ora Parameshvara appare ad ogni Shivaratri, dapprima come Shri  Sathya Saishvara a Prashanthi Nilayam, e poi emerge dalla Sua bocca come puro, risplendente Linga, donando la Sua Grazia contemporaneamente a migliaia di devoti.  Questo è veramente un evento raro e grandissimo.


Mahashivaratri

La festa di Mahashivaratri cade il 13° giorno di luna calante del mese di Phagun ( Febbraio-Marzo del calendario gregoriano) e ricorda il giorno del matrimonio tra Shiva e Parvati.   Shivaratri è un giorno molto favorevole. Le ragazze sposate e quelle che ancora non lo sono realizzano la Puja con grande fede, fervore e sentimento, perché Parvati è considerata ‘ Gaura ‘, cioè la divinità che dona felicità ed una lunghissima vita matrimoniale.  Le ragazze non sposate pregano ‘Gaura’ perché conceda loro un bel marito, ricco, sapiente e ingegnoso.

Shiva  viene rappresentato con una immagine considerata ‘spaventosa’, con tutto il corpo coperto di cenere ed intorno al collo una ghirlanda di teschi umani, con un serpente vivo arrotolato, insieme ad una collana di Rudraksha, intorno al collo e alle braccia. In testa (jatta) ha capelli arruffati, con la luna che fa capolino sulla fronte e il Gange che cade dal cielo e si getta alla ricerca di un punto soffice dove cadere..

Dai suoi capelli il fiume Gange gentilmente trova la strada nella piana di ‘Bhatatvarsh’. Il collo di Shiva è blu, perché ha consumato il veleno quando il mare fu rimestato per dare origine a tutte le cose più importanti della vita. I Deva volevano ardentemente le cose buone, ma nessuno avrebbe voluto prendere il veleno, e per questo Shiva lo prese in prima persona e lo bevve, trattenendolo in gola che per questo ha assunto un colore blu. SI dice che l’uccello ‘Neel Kanth’ con il suo collo blu è particolarmente caro a Shiva e porterà il vostro messaggio direttamente a Lui, se glielo chiederete.

Shiva si compiace particolarmente di aiutare ed esaudire i desideri dei suoi devoti partecipando nei pro e nei contro di tutte quelle situazioni che avrebbero potuto creare problemi. Shiva fu vicino perfino a Ravana che lo considerava la Sua Divinità familiare, e lo aiuto sempre, nonostante fosse un Asura ( demone). Shiva fu al fianco di Ravana nella grande guerra che questi sostenne con Rama, ma fu disilluso a causa della arroganza del re di Lanka. Ravana aveva avuto in dono da Brama 10 teste pensanti e tutte immortale eccetto una. Grazie a questa testa Rama potette uccierlo. Shiva non intervenne in questa situazione perché altrimenti la guerra non avrebbe mai avuto fine.

OM NAMAH SHIVAYA BY KRISHNA DAS:  

Anche il nipote di Prahlda, Banasur, che pure era un Asura, fu un grande devoto di Shiva. Banasur governò il regno di Shonita che si trovava tra le montagne ( Oggi si chiama Sarahan e si trova a circa 200 kilometri da Shimla). Banasur aveva una bellissima figlia di nome Usha, che si innamorò perdutamente in sogno di Anirudh, nipote di Krishna e Rukhmini, e avrebbe voluto sposarlo anche nella vita reale. Allora rapì Anirudh da Dwarka con l’aiuto del suo amico Chitralekha che poteva volare. C?era in corso una grande guerra tra Krishna e Banasur e Shiva. Volando venne in aiuto  di Bhanasur.

I due aspetti indistruttibili dell’Onnipotente, Vishnu e Shiva, non potevano perdere l’uno contro l’altro, né  potevano essee uccisi. Tutte le altre Divinità implorarono Shiva e Vishnu di raggiungere un compromesso o altrimenti l’intero mondo sarebbe stato distrutto.
Shiva è nel cuore degli Hindu altrettanto di Vishnu e molti Indiani pregano entrambi con eguale devozione.

Gli Hindu credono che il ‘Supremo’ sia immanifesto, ma per visualizzare e comprendere un tale fenomeno, gli H)ndu lo proiettano nelle forme di ‘Brahma’ ‘Vishnu’ e ‘Mahesvara’ e cioè Brama il creatore, ‘Vishnu il conservatore e Mahesvara o Shiva il distruttore (Sono tutti aspetti della Suprema Energia uguali in forza, sapienza, mai nati e mai distrutti). Brahma dopo avere creatoli mondo, lo mette nelle mani di Vishnu e Shiva. Per questo motivo vengono venerati in eguale maniera da tutti. I ‘Deva’ non sono ‘energia suprema’ ma solo angeli assistenti, e quindi Shiva e Vishnu non devono essere confusi con essi.

Vishnudiscende sulla terra come Avatar (incarnazione) ogni volta che la gente devia dal cammino della giustizia, mentre Brama e Shiva non assumono mai una forma umana. Mentre Brama si lava le mani dopo avere effettuato la creazione, Shiva ha un gran daffare con il mondo.  Molte cose le fa i prima persona altre le fa attraverso i sui emissari ( doots) Il capo dei Doots è YUM, che ha il compito di portare via coloro che hanno esaurito il loro ciclo vitale sulla terra.

Mahashivaratri è forse la festa più importante per i Pandits del Kashmir. Viene celebrata per 16 giorni interi, dall’inizio della luna calante all’inizio della luna crescente, cioè il giorno successivo al buio totale e cioè il primo giorno di luna crescente (Amavas). Il matrimonio di Shiva e Parvati è celebrato di solito per 4 giorni contigui ( Thrathshi, Choutash, Amavas e Parva). Mahashivaratri cade normalmente tra il 14° e il 15° giorno prima della festa di Hli. LA preparazione di questa festa inizia 10 giorni prima ed è considerata come Diwali per quanto riguarda la pulizia delle case e per l’inizio di nuove attività.. Le case vengono generalmente ripulite da cima a fondo e le capanne con i tetti di fango, vengono ricoperte con letame di vacca, usanza che sta lentamente scomparendo. Nuovi letti, utensili e altri oggetti necessari per la casa, vengono comprati in questa occasione.

Vengono inaugurati nuovi vestiti limitatamente alle possibilità di ognuno, ma sicuramente qualcosa di nuov è riservato alla Puja. Per tutti i 14 giorni si svolgono intense attività e tutti si sentono particolarmente motivati; L’eccitazione diventa evidente e nella casa i rapporti tra i componenti di una famiglia diventano particolarmente sentiti. Tutti sono coinvolti, vecchi e giovani compresi. Il cibo diventa una grande attrazione e vengono preparati piatti speciali di montone, pesce e pollo. I pandit  del Kashmir non sono necessariamente vegetariani e ad ogni pasto, vengono offerti piatti diversi che tutti possano imparare a cucinare. La carne non è proibita durante la settimana di Shivaratri, me viene evitata nei giorni principali. In tutti e sedici i giorni il gioco d’azzardo è molto in voga Il vecchio gioco con i kuri ( specie di conchiglie di mare) è sempre molto in voga e nessuno lo proibisce. Anche i più anziani si uniscono la sera. Oggigiorno, ovviamente, le carte hanno sostituito in molti posti il kauri e in molte case si gioca a ‘flash’.

Gli Indiano del Kashmir comprano vasi di terracotta come simboli per Ganesha, Shiva e Parvati e di altre Divinità. Vengono inoltre comprati incensi, fiori e canfora per la Puja. Un cinquantina di noci sono essenziali per la Puja come parte del Prasad. Molte cose (eccetto le noci) vengono acquistate in polvere perché in quel periodo dell’anno non sono disponibili freschi. Queste polveri costituiscono il ‘vatuk’ masala e per questo la Puja viene chiamata ‘vatuk puja’.

Durante l’undicesimo giorno la stanza della Puja viene decorata con le immagini e le fotografie dei Deva e delle Divinità. DI solito non vengono fatte decorazioni floreali per non rimuovere i tappeti e tutte le altre cose che si trovano per terra, Tutto quello che riguarda i vestiti degli Dei e la Puja deve essere rigorosamente nuovo.

Poi viene il dodicesimo giorno dedicato alla Puja di Ganesha. Un vaso di terracotta ( geggar) viene riempito con un po di acqua ( possibilmente del Gange) e alcune noci. Questo simbolizza Ganesha. La Puja viene fatta  a questo geggar per mezzo di acqua, roli, aipun, riso e fiori, affinché il matrimonio di Shiva e Parvati sia benedetto. Sebbene Ganesha sia loro figlio, deve comunque essere venerato per primo e tutto quello che viene fatto nelle Puje deve avvenire dopo.

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  Gayatri Mantra - Music for the Soul - Meditation (with text - con testo): http://www.youtube.com/watch?v=zGVzOGP5Kng
                                                                          
Lord Shiva è il Signore del Cambiamento Universale!

A TUTTI VOI AUGURO CHE QUESTO SHIVARATRI PORTI, NEL VOSTRO CUORE,
AMORE PER OGNI ASPETTO DIVINO, COMPASSIONE PER OGNI ESSERE VIVENTE,
VERITA' FRA IL VOSTRO PENSIERO E LE VOSTRE PAROLE, VERSO L'UMANITA' CHE VI VERRA' INCONTRO !